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Montefalco, il capoluogo della "Strada" di uno
dei vini più famosi dell’Umbria, sorge su un colle che si affaccia
sui mille colori di un suggestivo panorama costituito da vigneti,
uliveti, campi coltivati e sinuose colline.
L’aspetto artistico,
culturale, paesaggistico ed enogastronomico fanno di Montefalco uno
dei centri più importanti dell’Umbria, fra i più visitati da turisti
italiani e stranieri.
Per questo suo belvedere
gli è stato conferito l’appellativo di "ringhiera dell’Umbria".
La tradizione agricola di
Montefalco offre al turista, e all’appassionato in genere, olio di
qualità e vino pregiato (compresi il Rosso e il Sagrantino di
Montefalco, oltre al Grechetto), mentre le opere tessili storiche
sono ampiamente presentate e visibili nelle chiese di città e al
Museo Civico di San Francesco. |
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Il nome originario del
paese, "Coccorone", non ha nulla del nome attuale. Dal secolo XI
vide nascere prima l’istituzione comunale e poi quella
rinascimentale.
Ha ospitato personaggi
importanti della storia come Federico Barbarossa e Federico II di
Svevia, oltre ai Duchi di Spoleto.
E’ proprio alla presenza
di Federico II che Montefalco deve il suo nome attuale, per avervi
praticato battute di caccia con l’uso del rapace falcone.
Nel 1848 Papa Pio IX la nominò
"città". | |
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Grazie ad interviste ai
maggiori produttori e distributori di Sagrantino e Rosso di
Montefalco si viene a conoscenza, come fosse per gli operatori un
iter quasi obbligato di marketing del gusto, che diverse sono le
testimonianze storiche sui vini di Montefalco; Plinio il Vecchio
nella sua "Naturalis Historiae" cita l’uva Itriola come uva tipica
del territorio di Montefalco, che oggi viene accostata al Sagrantino
attuale; non presentando la varietà assolutamente alcuna somiglianza
con altri vitigni, altri studiosi considerano il Sagrantino un
vitigno di origine locale.
Altri ancora ritengono che
il Sagrantino sia stato introdotto dalle regioni dell’ Asia Minore
dai seguaci di San Francesco, ed il nome deriverebbe dall’utilizzo
del vino ottenuto dall’uva Sagrantino nei riti religiosi monastici
(Sacramenti).
Comunque, già nel 1088 si
scrive di terre piantate a vigna nel territorio di Montefalco.
Nella chiesa di origine medievale
di San Bartolomeo in Montefalco, sulla parete esterna dell’abside,
si ritrovano bassorilievi con tralci di vite e grappoli.
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Nel 1451, il celebre pittore fiorentino Benozzo
Gozzoli, chiamato dai Francescani ad affrescare l’abside della loro
chiesa (oggi Museo Civico in Montefalco, tra i più importanti del
Centro Italia), allude forse al Sagrantino nel dipingere la
bottiglia di vino rosso sulla mensa imbandita del Cavaliere da
Celano (ciclo della "Storia della Vita di San Francesco").
Nel Rinascimento il vino di Montefalco è ormai noto
e apprezzato come vino di pregio, tanto che nel 1565 il Provveditore
della fortezza di Perugia Cipriano Piccolpasso lo cita nella
relazione dello Stato Pontificio destinata al Papa. Possiamo
affermare con certezza che il Sagrantino abbia almeno più di 400
anni, poiché in un documento manoscritto datato 1598 e conservato
presso l’Archivio Notarile di Assisi si trova la prima citazione
dell’uva Sagrantino.
Nel 1622, il Cardinale Boncompagni, Legato di
Perugia, aggrava le sanzioni già previste dallo Statuto Comunale,
prevedendo persino la pena della forca per chi avesse tagliato la
vite d’uva. Nell’ Ottocento il Calindri, nel suo "Saggio geografico,
storico, statistico del Territorio Pontificio" cita Montefalco al
vertice dello Stato per i suoi vini. Il Sagrantino in particolare
risulta descritto dalla Commissione Ampelografica del circondario di
Foligno.
Nel 1925, alla Mostra enologica dell’Umbria, Montefalco è definito centro
vitivinicolo più importante della Regione: "Montefalco occupa il
primo posto nella coltura del vigneto specializzato con un prodotto
medio annuo di 65 q di uva per ettaro", a conferma di come il
Sagrantino sia un vitigno dalle produzioni tendenzialmente modeste.
Il 30 Ottobre 1979 il
Sagrantino ottiene il riconoscimento della DOC e il 5 Novembre
1992 il riconoscimento della DOCG, raggiungendo così una tappa
fondamentale per il futuro sviluppo culturale, sociale ed economico
del territorio. Successivamente è stato infatti creato a Montefalco
un Centro Nazionale di Studi sui Vini Passiti
d’Italia.
Per valorizzare
la produzione del vitigno locale Sagrantino, l’Istituto di Coltivazioni
Arboree della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi
di Milano, in collaborazione con il Parco Tecnologico dell’Umbria,
sta svolgendo una ricerca articolata su due
tematiche: | |
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Selezione clonale del Sagrantino
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Applicazione di moderne tecniche
agronomiche nella gestione di nuovi impianti (ricerca della
ottimale combinazione tra fittezza, portainnesto e forma di
allevamento).
Una minima parte delle uve destinate a vino
Montefalco Sagrantino sono utilizzate per la produzione del
Sagrantino Passito; la quantità maggiore è per il Sagrantino Secco,
che affina in legno 12 mesi e può entrare in commercio solo dopo 2
anni e mezzo dalla vendemmia.
La temperatura di servizio è stimata perfetta
intorno ai 18°-20° alc./vol. in abbinamento con arrosti, selvaggina
e formaggi maturi.
Fanno parte della D.O.C.G. Montefalco Sagrantino
anche i comuni di Bevagna, Giano nell’Umbria, Castel Ritaldi e
Gualdo Cattaneo. | |
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Bevagna
Deve il suo nome alla romana Mevania. Il borgo si
presenta come un centro medievale, ai margini della vasta Valle
Umbra dove il territorio, ricco di acque, presenta già una certa
pendenza dovuta alla presenza dei Monti Martani.
Bevagna è stata prima città umbra e poi fiorente
Municipio Romano della tribù Aemilia.
Un Tempio del II d.C. testimonia, assieme alla
cinta muraria e ad uno stabilimento termale con raffigurazioni
marine del II secolo a.C. ed i resti del Teatro (I secolo d.C.),
l’origine dell’antica romana Mevania.
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Le sue vicende storiche
trovano legami con il Ducato di Spoleto, i Trinci di Foligno e lo
Stato Pontificio, di cui fece parte dal 1439 fino alla costituzione
dello Stato Italiano (1860).
Sulla città romana si è
sviluppata la struttura urbanistica medievale. Nei dintorni di
Bevagna, una tappa obbligata è da dedicarsi alla Chiesa di Santa
Maria delle Grazie. Bevagna era anticamente suddivisa in quattro
"Guaite" o "Gaite", che prendevano il nome da antiche Chiese e poi
ripartite in quattro rioni: Terme, Rocca, Forni e Properziano.
Le odierne "Guaite" (o
"Gaite") rappresentano la scena principale del "Mercato delle
Guaite" e che ha luogo con costumi d’epoca e quadri viventi
nell’ultima decade di Giugno. | |
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Gualdo
Cattaneo
Gualdo Cattaneo è un centro medievale arroccato su
una collina alle pendici settentrionali dei Monti Martani, ed è un
autentico museo medievale en plein air. Il paese prende il nome da
Edoardo Cattaneo, che lo fondò nel 975 d.C.
Egli era un conte sassone e al tempo trovò il paese
immerso in una fitta foresta.
La Rocca è una fortezza triangolare costruita tra
il 494 e il 498 e rappresenta l’elemento storico più importante del
paese.
Fu voluto da Papa Alessandro VI e tutt’oggi
conserva immutato il suo aspetto originario.
A comunicare che il vino in questi luoghi non è di
uso e culto recenti basta una visita nella Sala del Torchio.
Il sistema di castelli e di fortificazioni sorti
nel Basso Medioevo rendono Gualdo Cattaneo e il suo territorio
un’interessantissima mèta turistica. |

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Suggestivo e di sicuro fascino si palesa, nei
dintorni di Gualdo Cattaneo, l’itinerario fra i castelli.
Trattasi di un percorso di 50 Km che si snoda
passando per ben 9 fortificazioni.
Questi castelli risalgono al XIII secolo. Tra
questi si distinguono Barattano, Ceralto, Cisterna, Grutti, Pomonte,
Pozzo, Saragano, Torri e San Terenziano.
Quello che comunemente e
universalmente è conosciuto come Strüdel da queste parti prende il
nome di Rocciata, e viene da pensare che lo stesso dolce sia la
versione originale di quello ben noto diffuso fra il Nord Italia e
le confinanti Austria e Svizzera Tedesca; a confermare l’ipotesi
potrebbe essere utile pensare a quel conte Sassone Edoardo Cattaneo
che battezzò il paese e forse si portò via un po’ di cultura
gastronomica locale.
Ciò che un tempo si
trovava nella dispensa si utilizzava per il ripieno, soprattutto ciò
che stava per indurirsi o non era più di bell’aspetto.
Questo dolce ha la
particolarità di creare un vuoto all’interno della pasta che, con il
vapore acqueo che si forma, lessa i prodotti che vi sono contenuti e
li caramella.
Altro prodotto
tradizionale è rappresentato dai Frascarelli.
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Giano
dell'Umbria
Non è fortuito che il caso (genitivo o ablativo
...) sia ambiguo come la nota testa di divinità a due facce: il
Giano bifronte, che nel culto pagano e agricolo sta a rappresentare
il passaggio da un anno all’altro (mese di Gennaio).
Dopo alterne vicende, da pagus romano lungo la Via
Flaminia anch’esso ai piedi dei Monti Martani a centro fortificato
in età feudale, Giano nell/dell’Umbria rimane sotto il Governo di
Spoleto dal 1250 ca. al XIX secolo.
L’olio dei colli Martani in cui è inserita Giano
dell/nell’Umbria è notevolmente buono, dai sentori fruttati ed
erbacei, "frutto" di un accostamento delle classiche olive moraiolo
e leccino alla cultivar locale: il sanfelice, che si sposa bene
anche ai dolci; è il caso della Crostata di Mandorle alla
Gianese. |
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Castel
Ritaldi
Il nome proviene dall’omonimo castello medievale.
Qui, oltre alla D.O.C.G. Montefalco Sagrantino si produce anche la
D.O.C. Rosso Montefalco, da uve Sangiovese e Sagrantino.
I vini prodotti in questa zona non sono da meno dei
vicini Toscani a base Sangiovese.
Vale il confronto soprattutto con il Rosso Riserva,
invecchiato 2 anni e mezzo. I vini si presentano fruttati, corposi,
con una discreta nota di tannini nobili e possono essere abbinati a
saporiti piatti di carne e primi ricchi tradizionali della cucina
locale. | |
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Suscita interesse anche
il Bianco (da uve Grechetto e Trebbiano) per antipasti e piatti di
pesce. Il paese sorge tra Spoleto e Montefalco, e faceva parte
dell’antico territorio della Nordannia assieme ad altri manieri nei
dintorni.
Il Palio del Fantasma è
una manifestazione che suscita curiosità. Si tratta di una
rievocazione storica dell’arrivo di Lucrezia Borgia (che realmente
abitò il castello nel ‘500) con un corteo in costume d’epoca; in
tale occasione si apre una taverna medievale dove si possono gustare
prodotti enogastronomici tradizionali del luogo a base di tartufo e
cacciagione allo spiedo.
Anche qui l’olio gode di
una fama particolare, per le sue qualità legate alla varietà di
olivi e alle olive stesse oltre che al procedimento tradizionale di
molitura e conservazione che caratterizza il prodotto
finale.
Funghi e tartufi coronano
questo quadro gastronomico di rilevante importanza. Soprattutto nel
periodo natalizio Castel Ritaldi riempie le vetrine di forni e
pasticcerie con un dolce tipico: l’Attorta. Il nome è dovuto alla
sua forma attorcigliata. |
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Fagiano al
Sagrantino
Ingredienti: Un Fagiano, Vino
Sagrantino 1 bicchiere, Aglio 2 spicchi, Rosmarino 1 ramo, Salvia
q.b., Carota 2 , Sedano 2 coste, Cipolla 1/2, Capperi q.b., Olio
d'oliva q.b. Brodo q.b., Sale q.b., Pepe
q.b.
Preparazione: Spennate il fagiano e
pulitelo internamente, lavatelo e asciugatelo con un panno. In una
casseruola preparate il soffritto con aglio, salvia, rosmarino e
olio. Fate rosolare il fagiano per qualche minuto girandolo ogni
tanto, salate e aggnungete il vino. Quando il vino si sarà
asciugato, passate il fagiano in una teglia da forno e guarnitelo
con con le carote e il sadano tagliati a pezzi, la cipolla e qualche
cucchiaio di capperi. Aggiustate di sale e pepe. Aggiungete qualche
cucchiaio di brodo. Passatelo nel forno, gia caldo, a 200 gradi per
circa mezz'ora. Durante la cottura controllate che il fagiano non si
asciughi troppo, in tal caso aggiungete ancora un pò di
brodo. | |
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