Artigianato

L'artigianato di Maniago

Non sono molti in Italia i siti ove rintracciare artigiani del ferro battuto e soprattutto dell’applicazione di quest’arte nella fabbricazione di lame, coltelli e utensili da lavoro e cucina.

Oggi, l’industria offre prezzi certamente più vantaggiosi dell’artigianato locale ma sicuramente l’acquisto non garantisce durevolezza e qualità come quello fatto a mano (o comunque non in serie).

Friuli Venezia Giulia (Maniago, PN), Toscana (Scarperia, FI) e Sardegna (Pattada, SS) restano oggi i luoghi di maggior interesse per gli appassionati del coltello da lavoro o da collezione.

I fabbri o battiferri esercitarono l’attività dapprima nelle proprie case e successivamente in botteghe e officine. Il museo documenta i sistemi a cui si è ricorso in passato per la lavorazione dell'acciaio negli opifici di Maniago e la successiva evoluzione tecnologica.

Il museo è articolato in tre sezioni che rappresentano le fasi salienti della storia dell'attività fabbrile: la formazione del battiferro e della bottega artigiana, l'insediamento delle prime officine agli inizi del 1900.

Nel 1907 l'industriale tedesco Albert Marx costruì la prima officina a Maniago, nota prima come stabilimento e poi come Co.ri.ca.ma-Coltellerie riunite Caslino Maniago, nella quale furono installate alcune macchine utensili che permisero la lavorazione in serie.

Sull'esempio dello stabilimento di Marx, dopo il primo conflitto mondiale, a Maniago si installarono diverse coltellerie sostenute da capitale italiano.

In questi opifici la tecnologia ha avuto una forte modificazione rispetto a quella dei battiferri e delle botteghe.

La forgiatura libera, cioè il pezzo di metallo spostato dai colpi del maglio dalla mano dell'artigiano, è stata sostituita dallo stampaggio a caldo o a freddo, a seconda dello spessore degli oggetti da lavorare.

La diversa organizzazione del lavoro e l'uso di nuove macchine come trance, forni, frese e limatrici, garantivano precisione e rapidità nell'ottenimento del prodotto finale.

Il territorio

Il comune di Maniago comprende le frazioni di Campagna, Dandolo, Fratta, Maniagolibero. La storia di Maniago ha inizio il 12 gennaio 981, con l'assegnazione da parte dell'Imperatore Ottone II del Monte di Maniago e della pieve di San Mauro al Patriarca Rodoaldo.

I patriarchi unirono tale dominio alla gastaldia e, verso il Mille, fecero erigere il castello, che, tra l' XI e il XIII secolo, subì numerosi assalti. Risale, invece, al 1309, l'inizio delle lotte tra Maniago e Fanna, per questioni di confine e di pascolo.

In epoca comunale, le battaglie più decise furono sostenute tra il 1311 e il 1390. Dopo i conflitti fra il Patriarcato e la Serenissima, terminati con la vittoria finale di quest'ultima, nel 1420 il Friuli fu annesso alla Repubblica di Venezia.

Il '500 segna l'inizio della decadenza del castello, mentre il definitivo abbandono sembra essere avvenuto intorno al 1630.

Le epoche successive vedono Maniago vivere un periodo di tranquillità, ma nel Settecento e Ottocento la città seguì le medesime sorti del resto del Friuli.

Con la Prima Guerra Mondiale, subì l'occupazione delle truppe austro-tedesche, mentre la conclusione della Seconda Guerra segnò l'inizio di una fase di rivalorizzazione della città.

Maniago è, oggi, punto di riferimento per la zona montana, soprattutto per l'aspetto economico: sia come moderna area agricola (vedi Museo Provinciale della vita contadina "Diogene Penzi") sia dal punto di vista industriale, per la sua specializzazione nel settore produttivo delle lame (vedi Museo dell'arte fabbrile e delle coltellerie).