Territorio

Monte Castello di Vibio

A metà strada fra Perugia e Terni si può ammirare un paesaggio che tende ad addolcirsi sempre più così come sulle colline, in cui risaltano le macchie di colori dai toni pastello; il monte Martano da un lato e il Peglia dall'altro delimitano un orizzonte che non supera i mille metri di altitudine.

Siamo nel cuore dell’Umbria. Qui il Tevere percorre sinuoso la vallata, sui colli si scorgono gli antichi borghi medievali che un tempo furono eretti a guardia del territorio circostante.

Il viaggiatore che arriva in questa parte dell’Umbria, richiamato dalle sue più famose località, scorge paesaggi di quiete tra le svariate tonalità di verde che la natura offre: dalla campagna rigogliosamente coltivata, oggi con mezzi moderni ma sempre nella tradizione contadina della gente umbra, ai boschi che adombrano i colli circostanti.

Nel 1568 Cipriano Piccolpasso, architetto e pittore, soggiornando a Todi e Monte Castello di Vibio sosteneva che qui si viveva la "vita ideale" e molto è stato scritto anche da studiosi americani fino agli anni ’60 descrivendo il posto come "Paradiso perduto".

Il paese non è situato in una direttrice di traffico e per arrivarci occorre aver già scelto consapevolmente di andare a Monte Castello di Vibio; questo perchè, per la sua particolare dislocazione sulla sommità di un colle a 422 m. slm, la strada termina proprio là, dove si incontrano le mura medievali dell'antica roccaforte.

E questa situazione naturalistica tutt’oggi è rimasta ancora ben conservata, tanto è vero che a Monte Castello di Vibio la vacanza può essere definita una "vacanza natura antistress".

Ci si rigenera e si prende contatto con se stessi, così come faceva San Francesco di Assisi quando si ritirava nei luoghi della sua terra d’Umbria.

E così hanno fatto alcuni americani che qui, 20 anni fa, hanno fondato la International School of Art.

Una Scuola di disegno, pittura e scultura aperta nel periodo estivo e frequentata da studenti di livello avanzato che per sei settimane vengono a perfezionarsi proprio nel piccolo borgo.

Dal 2006 Monte Castello di Vibio si fregia anche del titolo di Cittaslow essendo entrato a far parte del circuito della "Rete internazionale delle città del buon vivere".

Per la visita al paese ci si può avvalere di varie guide a cura dal Servizio Turistico Locale e del Comune.

Per informazioni: Ufficio informazioni turistiche – Via Roma, 1 – Monte Castello di Vibio – Tel.: 075 8780711.

Nel cuore d’Italia "il teatro più piccolo del mondo": il teatro della Concordia

All'interno del paese si trova un gioiello unico nel suo genere "il teatro più piccolo del mondo". Novantanove posti per sognare!

Suddivisi tra i palchi e la platea. Il teatro della Concordia è stato progettato in pieno clima post Rivoluzione Francese del 1789 e poi intitolato proprio a quella "concordia tra i popoli" che si andava ricreando in Europa agli inizi dell’ottocento, quando nove famiglie illustri del paese si diedero da fare per costruire a Monte Castello un luogo di divertimenti e riunioni (c’era anche un caffè-salotto).

La sua inaugurazione è datata 1808, in un periodo di massimo splendore culturale, quasi a volersi riscattare da parte dei Montecastellesi di secoli di vicissitudini e di dominazioni subite.

Il teatro, si legge in un documento dell’epoca, "venne costruito piccolo, a misura del suo paese".

Venne poi affrescato nel 1892 dal giovane pittore Luigi Agretti, appena quattordicenne, che si trovava a villeggiare a Monte Castello proveniente da La Spezia, ma figlio di un perugino, Cesare, già autore delle decorazioni, del telone e dei fondali del Teatro della Concordia.

Qui l’Agretti figlio sprigionò le sue prime espressioni artistiche lasciando impresse nei colori vivaci dei suoi dipinti le sensazioni della sua precoce vitalità, contribuendo anche lui ad indicare questo luogo, attraverso la dedica rivolta al paese: "Salve ameno colle, nostra patria", come un’oasi di tranquillità.

Nel 1827 i Caratanti - i proprietari del teatro - fondarono la società di gestione denominata "Accademia dei soci del Teatro della Concordia". Nel 1944 il teatro viene calcato anche dalla cantante soprano Antonietta Stella, originaria di Todi, una fra le migliori interpreti del repertorio verdiano.

Successivamente, nel 1945, il teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio tiene a battesimo i primi passi di un'altra grande celebrità: si trovava in quel di Todi l'allora giovanissima Gina Lollobrigida.

ORARIO DI APERTURA PER LA VISITA AL TEATRO DELLA CONCORDIA

E' aperto il sabato, la domenica e festivi;

- Da settembre a marzo: ore 10,00-12,30 e 15,00-18,00 (chiuso sabato mattina da novembre a febbraio);
- Da aprile ad agosto: ore 10,00 / 12,30 e 16,00 / 19,00
- Inoltre resta aperto tutti i giorni nei mesi di luglio, agosto e fino al 10 settembre e dal 25 dicembre al 6 gennaio.

Dopo varie vicissitudini, solo nel 1993, dopo sette anni è stata portata a termine l’opera di restauro che ha permesso di mantenere la stessa struttura lignea originale che sorregge i palchetti.

E così con il massimo rispetto degli affreschi originali si è potuto restituire ai montecastellesi e al loro teatro un patrimonio di notevole valore architettonico. Nel giugno 1993 si è costituita la "Società del Teatro della Concordia"per gestire le attività del teatro.

L’obiettivo che ci si è proposti è di farne il "Teatro del week-end". Una tappa turistico-culturale obbligata per chi viene in Umbria.

La programmazione va dalla prosa, alla lirica, operetta, concerti di musica classica e di jazz. Il Teatro della Concordia è disponibile anche per meeting e convegni, oltre ad essere stato già richiesto per la celebrazione di matrimoni con il rito civile.

È anche oggetto di visita da parte di turisti, dalla riapertura del 1993 al 31 agosto 2005 hanno varcato la soglia oltre 67.837 visitatori

Enogastronomia

Monte Castello di Vibio rientra nell’area della Comunità Montana del Monte Peglia e Selva di Meana.

Dell’area sono tipici il farro, le lenticchie, i prodotti caseari, tartufo, vino e olio.

  • Farro: cereale coltivato fin dall'antichità, coltivato anche dai Greci durante il III millennio a. C. dai quali fu poi introdotto nella nostra penisola.

I Romani facevano largo uso di farro (frantumato e macinato) perché consumavano una specie di pappa detta "farratum" o "puls" variamente aromatizzato, simile alla polenta. La parola "farina" deriva da "far" cioè farro.

  • Lenticchie: il loro nome botanico deriva dalla forma a lente del seme. Sono stati tra i primi legumi consumati dall’ uomo, per primo furono ritrovati in Turchia, nel 5500 a. C. e anche in tombe egizie del 2500 a.C.

Al giorno d'oggi viene considerato di buon auspicio consumare un piatto di lenticchie durante la cena dell'ultimo dell'anno quando la si unisce allo zampone e soprattutto per il valore scaramantico che le viene attribuito: ciò è dovuto all'antica usanza di regalare, a fine anno, una scarsella (la tipica borsa per conservare monete) colma di lenticchie.

L’augurio era che ciascuno chicco si trasformasse in monete, rendendo così ricco e fortunato il destinatario del dono.

  • Formaggio: La "scoperta" del formaggio risale all’epoca preistorica e fu certamente casuale. Qualche antenato pastore osservò che il latte fresco, lasciato in ambienti caldi subiva una fermentazione acida.

Successivamente constatò che, con l'aggiunta di caglio, il latte assumeva consistenza solida. Le zone montane umbre sono ricche di pascoli, da qui lo sviluppo e l'allevamento del bestiame, nonché la grande produzione di latticini e formaggi.

Queste regione è veramente una vera miniera gastronomica e gli stessi formaggi vi detengono un posto di grande rilievo, grazie ai pascoli ricchi e profumati delle sue zone montane, che forniscono un ottimo foraggio quasi tutto l'anno, e consentono così una produzione costante di latte vaccino e di pecora di ottima qualità.

Una specialità umbra è rappresentata dal formaggio tartufato , ottimo e dall'aroma inconfondibile.

  • Tartufo: E' un fungo sotterraneo, ne esistono più di trenta specie, di rilevanza gastronomica molto diversa.

Il tartufo deriva dal latino "tuber", che significa escrescenza di terra..

Si forma nei terreni calcarei argillosi entrando in simbiosi con le radici dell’albero, essendo privo di clorofilla, non può creare da sé la propria sostanza organica.

La forma dipende dalla natura del terreno : se è soffice, si sviluppa tondeggiante e liscio, se invece il suolo è compatto e oppone resistenza alla crescita, diventa bitorzoluto e nodoso.

Il tartufo più pregiato ha un colore quasi bronzeo ed è quello cresciuto sotto il tiglio, nel terreno fresco.

L’Umbria produce vari tipi di Tartufi : - il nero pregiato di Norcia o di Spoleto ed è la qualità prevalente, matura da novembre a marzo, la grandezza può variare da quella di una noce ad una mela, la scorza è nerastra e rugosa.

Per essere mangiato deve essere scaldato per esprimere al meglio le sue virtù.

Il tartufo bianco - il più raro e pregiato - in gastronomia viene utilizzato soprattutto sopra il filetto.

Il nome scientifico è "tuber magnatum pico"; magnatum perché era destinato ai magnati, i grandi signori di un tempo, pico, perché il primo a descriverne le caratteristiche nel 1788 fu un medico chiamato così. La zona di produzione è l'Alta Valle del Tevere, nell’Eugubino Gualdese e nell’Orvietano.

Giunge a maturazione da ottobre sino a tutto dicembre. Il tartufo bianco ha molte componenti: il profumo acuto, inconfondibile, assoluto segno di giusta maturazione e di buona qualità, la grandezza e la forma è più regolare del nero e arrotondata, la grandezza può variare da quella di una noce a quella di un grosso arancio.

Si serve tagliato a fettine sottilissime e non grattugiato come il nero.

Per assaporarne il gusto viene servito: con le uova, con le tagliatelle

  • Vino: I terreni ben si prestano alla coltivazione dell’olio e della vite, introdotte fin dagli Etruschi. L’aspetto collinare è ideale per esporre la vite ai raggi del sole.

Lunga è la tradizione dei vignaioli umbri, da sempre hanno una tecnica particolare che conservano con discrezione.

Tra tutti i vini umbri sicuramente "l'Orvieto" è il vino "storico". A partire dagli anni '30, la viticoltura umbra ha subito una profonda trasformazione.

La cultura specializzata è presente su circa 20.000 ettari e la produzione vinicola si aggira intorno a 900.000 ettolitri di cui il 17% DOC.

Famoso è il "Museo del vino a Forgiano", dove sono raccolte interessanti testimonianze, tra cui un torchio a chiave e altri oggetti d’uso agricolo.
  • Olio: Tra le verdi colline spicca sicuramente l’ulivo, oltre ad essere importante per il suo significato biblico e di pace (richiama i grandi valori evangelici) e anche una pianta longeva e di lenta crescita che permette di produrre un olio di grande qualità.
In Umbria la coltivazione dell'ulivo è tra le più antiche d’Italia, dato che i primi a curare questa pianta fruttifera furono gli Etruschi.

Gli ulivi coltivati in questa regione, godono di particolari condizioni climatiche che consentano una maturazione del frutto, molto lenta, tale da provocare un tasso di acidità estremamente contenuto.

Particolare importanza è attribuita ai terreni situati in collina per lo più in fasce montane: terreni ricchi di struttura ad elevata permeabilità che lasciano penetrare agevolmente le radici dell'ulivo.

Dal 1997 l’olio extravergine di oliva può fregiarsi della denominazione di origine protetta, rappresentando degnamente la gastronomia umbra.