Artigianato

I coltelli sardi di Pattada

In rare occasioni capita di identificare un luogo con il prodotto per antonomasia che lì e soltanto lì viene confezionato. PATTADA è uno di questi luoghi e l'intera isola di Sardegna può vantare un primato pressoché assoluto nella fabbricazione dei coltelli grazie alle prodigiose mani di "frailalzos" (i fabbri) di PATTADA.

Da anni infatti gli artigiani del luogo, poco più di una decina, combattono una battaglia impari contro chi si è appropriato indebitamente del nome, facendo passare per "modello Pattada" un coltello che ne è soltanto una pallida imitazione, e che soprattutto non ha alle spalle la tradizione secolare di quelli veri.

 
Il coltello

A Pattada, dunque, e non soltanto DI Pattada, perché questa è la differenza fondamentale: ciò che nasce qui ha la garanzia di portare sempre con sé, dentro una fredda lama ed un manico di corno, una storia, un significato, una tradizione antica quanto l'intera Sardegna.

L'orgoglio di appartenere ad un ristretto numero di persone che possono vantare doti e capacità manuali così elevate, non è soltanto frutto di scelte di mercato, che secoli addietro non esistevano affatto, ma la consapevolezza di vivere ed interpretare il luogo che accoglie questi artigiani da tante generazioni.

Di Pattada e delle sue ricchezze nascoste si sono occupati scrittori e poeti, che negli anni hanno tessuto le lodi degli avi ed ora di quelli attuali fabbri che hanno costruito una solida fama ed un vero e proprio alone di leggenda riconosciuto da tutti nelle loro opere.

Nel corso degli anni, però la produzione dei coltelli a PATTADA non ha saputo solo continuare con la fabbricazione dei tradizionali "resolza" e còrrina" (i serramanico e quelli a lama fissa), ma si è evoluta in forme e volumi sempre nuovi, arricchendo così la gamma delle mostre a cui di tanto in tanto gli arigiani partecipano senza mai perdere di vista le origini ed il loro grande passato.

Fiama, dischentes, frailalzos, resolza, còrrina, leppa, lama, corru, aneddhu, divescias, maniga, alcu, ferros, girabacchinu, punza, fromma, fraile, attalzu, sono nomi che sentirete spesso da queste parti perché ormai da troppo tempo fanno parte del paese, come i monti che lo proteggono.

Alle origini

Le prime testimonianze che si hanno dell'uso dei materiali da taglio sono riportabili al ritrovamento delle lame smussate in osso e selce.

Queste, opportunamante lavorate, tali da consentire una certa affilatura, ben presto verranno sostituite dall'uso dell'ossidiana, la pietra nera che, essendo più dura poteva consentire una maggiore resistenza all'uso quotidiano.

Il primo vero strumento paragonabile per concezione, forme ed uso a quelli attuali, possiamo datarlo alla civiltà nuragica evoluta.

Proprio durante questo periodo, e grazie ad una intensa attività di estrazione dei metalli, duttili al fuoco, più funzionali e relativamente più facili da lavorare, la ricerca di nuove tecniche di lavorazione permette agli antichi abitanti della Sardegna di impadronirsi di una nuova e potente arma di uso comune, religioso (nelle cerimonie sacrificali) e anche di offesa.

La forma, che ritroviamo dalle testimonianze dei bronzetti di quel periodo rinvenuti nei recenti scavi in prossimità dei nuraghi, è solitamente quella di un coltello lungo, dal manico piuttosto grande e ad elsa "grammata", che veniva portato dal capo tribù a tracolla sul petto.

Vicino a PATTADA, i ritrovamenti archeologici precedenti all'età nuragica più importanti, sono quelli provenienti dalle grotte del Carmelo e di San Michele, relative al periodo ultimo del "neolitico" il cui nome serve oggi ad identificare il periodo preistorico relativo detto della "Cultura di San Michele".

Dall'antica arma rituale dei nuragici, dall'antico scopo dell'uso comune quotidiano di difesa prima e di offesa poi, il coltello nella regione è diventato via via più prezioso. Arricchitosi delle incisioni durante la lavorazione delle lame e dei manici, esso finisce per diventare un oggetto essenziale nell'economia di ogni giorno della cultura contadina del luogo.

E' proprio a partire dallo sbarco delle popolazioni Puniche e Fenicie, e dalla loro propensione ai contatti commerciali su tutto il Mediterraneo che si arricchisce nell'Isola la produzione dei coltelli.

Le nuove tecniche di fusione, insieme ai sempre diversi minerali estratti aumentano la qualità ed il commercio di questi prodotti. Ancora prima agli Arabi, ed in seguito agli Spagnoli, si deve storicamente riconoscere quel salto di qualità nella produzione artigianale che ha cominciato a ricreare negli abitanti della Sardegna le condizioni per un nuovo impulso nella produzione di questi manufatti.

Da qui, le nuove conoscenze apprese nei secoli si sono integrate con le tradizioni locali e con gli stili di vita di una economia tipicamente contadina, in cui il coltello era ovviamente oggetto di lavoro ed inseparabile compagno di ogni giorno. Nessuno sa ancora spiegare però con precisione come proprio nelle montagne tra il Logudoro ed il Goceano, due grandi sub-regioni della Sadegna, si sia potuta concentrare una così alta capacità di lavorazione del coltello.

Già a partire da oltre due secoli orsono infatti, PATTADA era centro rinomato per la lavorazione del ferro in particolare. Su queste basi quindi, sul fatto che fosse localizzata proprio qui una altissima percentuale di "frailalzos" di fabbri artigiani, è nata la leggenda che ancora oggi circonda il lavoro degli attuali artigiani.

L'abilità e la robustezza delle lame, unite alla perfezione delle finiture sui manici furono allora, come oggi all'origine del successo di queste produzioni. Ed in un intera isola in cui per tradizione e cultura la vita quotidiana aveva bisogno di questi oggetti, la bravura dei "maestri" di PATTADA fu tale e riconosciuta universalmente che nel linguaggio comune seppero imporre addirittura il nome della produzione del coltello: la "pattadesa".

Così oggi in Sardegna, come nel resto del mondo, ciò che nasce qui ha un valore ed una storia che ognuno, in ciascun coltello, può portare via con sé.

Il manico e la lama

Nonostante l'avvento della tecnologia, soprattutto nella meccanica, il vero coltello a Pattada nasce ancora dalle sapienti mani di chi può vantare una tradizione secolare.

Pertanto le tradizioni sono ancora quelle di un tempo, ed i passaggi che portano alla creazione di questi preziosissimi manufatti, resistono negli anni come la bellezza della natura che circonda il paese.

Si ringrazia il Comune di Pattada per le informazioni e i dettagli tecnici e storici sul prodotto e il legame con il territorio di riferimento.

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