Vini

I vini della Sicilia

Dalle pagine di storia, dai graffiti e mosaici in tutti i musei del mondo che riportano memorie della civiltà greca, o meglio di quella parte del Mediterraneo che assieme all’attuale Grecia comprendeva anche il Meridione italiano: Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, Campania e Sicilia – Eolie, Pelagie e Egadi comprese – complessivamente noto come Magna Grecia, si è venuti a conoscenza dei primi usi e abusi del vino e trattamenti della vite da parte dei protagonisti dell’era classica.

Così nei miti greci e nei territori della classicità greca e latina sono presenti anche accenni alla vite, più o meno perfettamente riprodotta, ai triclini e ai baccanali.

Si hanno notizie di nobili dell’epoca seduti o sdraiati e in atto di portare alla bocca grappoli succulenti di uva o coppe di vino. Ma il vino dell’epoca, da ricostruzioni fatte sembra non essere stato di alta qualità, o meglio che non avesse quelle caratteristiche che lo stesso possiede al giorno d’oggi vuoi per le tecniche rudimentali di produzione o altra causa ignota che abbia concorso.

Ma i classici avevano ottenuto un prodotto nuovo, versatile, perfetto per un uso conviviale e magari per rallegrare le atmosfere. Col tempo si è passati ad altri sistemi e altri ritrovati sintetici ma si evince chiaramente che il vino, all’epoca fosse considerata uno stupefacente naturale.

Con l’avvio dell’epoca Moderna e le prime guerre mondiali gli impianti vitati in Italia hanno sofferto e patito anche la famosa fillossera, la "peste della vite”.

Molte specie sono scomparse, altre però sono state recuperate o importate e oggi la Sicilia in primis può vantare favolosi vitigni, e vino di pregiata qualità, nella propria produzione vitivinicola.

Il mito del Marsala

Non tutti i vini italiani possono vantare un bagaglio storico quanto il Marsala. Un vino dalle tradizioni bicentenarie, "punta di diamante” della produzione vitivinicola siciliana, che ancor oggi, a dispetto delle mode e dei tempi, rappresenta degnamente nel mondo l'enologia nazionale. Quasi sinonimo della solare e pittoresca Sicilia, il Marsala ha origini certamente inconsuete, essendo per nascita, legato alla lontana Inghilterra; un Paese che sin dal 1700 era già al vertice del consumo dei vini liquorosi, fra cui il celebrato Madera.

Essendo allora l'isola di Madera sotto il controllo dei Francesi, i commercianti inglesi, nell'impossibilità di approvvigionarsi dell'omonimo vino, cercarono altrove un vino dalle caratteristiche simili. L'idea di crearlo (qualora non fosse stato già reperibile) venne ovviamente ad un inglese: il commerciante John Woodhouse di Liverpool. Se non del tutto casuale, l'incontro di Woodhouse con quel vino che diverrà Marsala, ebbe origine da scopi diversi. 

Sbarcato a Marsala (dall'arabo Mars a allah: Porto di Allah) nel 1770 per commerciare ceneri di soda, Woodhouse si accorse che il vino prodotto in loco con una miscela di uve dei vitigni Grillo, Catarratto, Inzolia e Damaschino, aveva caratteristiche simili al Madera. Unico problema, il trasporto. Infatti per impedire al vino di alterarsi durante il lungo viaggio verso l'Inghilterra, vi aggiunse dell'acquavite di vino; da qui la nascita del Marsala. Pochi anni dopo, nel 1773, John Woodhouse sbarcando in Inghilterra col primo carico di 70 "pippe" (tradizionali botti siciliane della capienza di circa 455 litri, pari ognuna a 100 galloni imperiali), ottenne fama e denaro, grazie anche alle particolari caratteristiche di pregio che distinguevano il Marsala dai già affermati vini iberici.

Nel 1806, un altro inglese, Benjamin Ingham, spinto dal successo di Woodhouse, impiantando anch'egli a Marsala un grande stabilimento enologico, applicò per primo il metodo "soleras" al Marsala, esportandolo in America latina ed in Australia. Ma il merito di far diventare grande ed importante il Marsala nel mondo, spetta a Vincenzo Florio, già importante uomo d'affari (proprietario di ben otto tonnare e creatore della Compagnia di navigazione omonima), acquistando l'incolto terreno situato tra i due stabilimenti degli inglesi, nel 1832 costruì un grande complesso per la produzione del Marsala. Passati vent'anni ed avendovi profuso ingenti investimenti (200.000 ducati, pari ad oltre 6 miliardi di oggi), aumentò la qualità del suo già valido Marsala, portandolo in breve tempo a superare, sia nella qualità che nella commercializzazione, il prodotto delle aziende concorrenti inglesi.

Da qui, con l'apporto della propria flotta ed organizzando rappresentanze e depositi nei principali scali marittimi, diventò incontrastato leader a livello mondiale. Venendo a tempi più recenti, al Marsala, dopo l'attribuzione nel 1931 con decreto ministeriale della zona di origine, nel 1969 venne finalmente assegnata la "D.O.C.". Ma tutto questo non gli evitò una profonda e sofferta crisi, iniziata fin dai primi del '900 e protrattasi sin dopo gli anni '60. Fra le varie ragioni, l'impianto in zona e altrove di numerosi stabilimenti vinicoli di non sempre provata serietà, e la negativa creazione e diffusione di molti Marsala aromatizzati.

La lunga rinascita, se così si può dire, ebbe inizio per merito del Gruppo Cinzano, che acquistandole, riportò questo vino ai fasti dei tempi migliori. Da circa due lustri, per mezzo di oculate campagne promozionali condotte dalla Regione Sicilia, ed ancor più con l'adozione di un nuovo disciplinare di produzione, finalmente il Marsala può consolidare la propria e "vera" regale immagine.

Marsala: dove e come

- Zona di produzione: il territorio dell'intera provincia di Trapani.
- Vitigni: Grillo, Catarratto bianco lucido, Catarratto bianco comune, Damaschino, Inzolia, Nero d'Avola, Pignatello, Calabrese, Nerello mascalese, gli ultimi tre riservati alla produzione del Marsala Rubino.

- La resa massima di uve per ettaro: 10 tonnellate.
- Iscrizioni all'Albo: 3.274
- Iscrizione Superfici: 14.502,01
- Denunce: di produzione: 502
- Denunce: Superfici: 8.274,56
- Produzione effettiva di uve: 160.073 q.l.
Tre le tipologie:

- Ambra - ottenuto con le uve già citate, e contiene l'1% di mosto cotto.
- Oro - ottenuto con le stesse uve del precedente.
- Rubino - ottenuto con le uve dei vitigni Pignatello, Calabrese e Nerello mascalese.

A seconda dell'invecchiamento, si distinguono in:

- Fine: Invecchiamento: 1 anno. Gradazione alcolica: 17%.
- Superiore: Invecchiamento: 2 anni. Gradazione alcolica: 18%
- Superiore Riserva: Invecchiamento: 4 anni. Gradazione alcolica: 18%
- Vergine o Soleras: Invecchiamento: 5 anni. Gradazione alcolica: 18%
- Vergine o Soleras Stravecchio o Vergine o Soleras Riserva: 10 anni. Gradazione alcolica:18%

Tutti i tipi, a seconda della quantità di zucchero contenuto, si distinguono in:

- Secco: con un contenuto in zucchero massimo: 40 gr l.
- Semisecco: con un contenuto in zucchero da: 40 a 100 gr l.
- Dolce: con un contenuto in zucchero minimo di: 100 gr l.

L'INZOLIA GRANDE ORO ENOLOGICO DELLE CANTINE SICILIANE

Inzolia (Ansonica) antico vitigno della Sicilia, è stato la colonna portante delle cantine isolane, prima che la Sicilia si affermasse come terra d'elezione dei grandi rossi da uve autoctone e da uve internazionali.

Questa splendida uva, coltivata in Sicilia da sempre, si è diffusa nel corso dei secoli anche in Sardegna, nell'isola d'Elba e del Giglio per merito dei mercanti greci.

Nasce da una vite robusta, resistente alla siccità, dà un germoglio ad apice medio, giallo verdognolo, quasi glabro con foglioline apicali, giallastre con sfumature bronzate.

La foglia è medio-grande, pentagonale, quinquelobata, con un lembo di colore verde bottiglia chiaro, liscio, leggermente ondulato, glabro.

Il grappolo è semispargolo, tronco piramidale, alato, l'acino è di buone dimensioni, elissoidale di colore giallo dorato, e nelle parti più esposte al caldo sole diventa ambrato, la buccia è spessa, pruinosa, la polpa è deliziosamente croccante.

L'Inzolia esprime il meglio di sé con climi caldi e ventilati, si ossida facilmente, vinificata in purezza dà vini di corpo e di lungo invecchiamento, ma oggi, la tendenza è ad accoppiarla ad uve alloctone, quale ad esempio lo Chardonnay, insieme ad uve autoctone quali il Catarratto, Grillo, Grecanico ed il Damaschino, per creare vini dallo spiccato gusto internazionale, ma che nel frattempo esprimano una forte connotazione siciliana.

Tre importanti vini composti dall'Inzolia:

Bianca di Valguarnera 2001 - Duca di Salaparuta
Importante vino ad I.G.T. Sicilia, un bianco "riserva" di rango, siciliano per eccellenza, ottenuto da uve Inzolia nella loro massima espressione qualitativa, vinificate in purezza, costituite da acini medio-grandi, dalla buccia e polpa consistenti, di colore giallo-verde tendente all'ambrato nella parte baciata dai raggi solari, coltivate a resa bassissima per ettaro.

Dopo la diraspatura delle uve, si attua la macerazione del mosto a 5°c con le bucce, per venti ore circa, segue la pressatura soffice con presse pneumatiche.

La fermentazione avviene in caratelli di legno Allier da 225 litri per venticinque giorni a temperatura controllata di 22°c.

Il Bianca di Valguarnera matura sui lieviti di Allier a media-bassa tostatura per sei mesi, e dopo l'imbottigliamento è affinato per altri sei mesi in cantina termocondizionata, per ottenere una perfetta fusione dei caratteri organolettici.

Si presenta di colore giallo paglierino carico con riflessi verdolini, profumo ampio e complesso, di buona intensità, al gusto risulta pieno, di grande struttura, si apprezzano le sensazioni fresche tipiche dell'Inzolia in armonia con il fumè e sentori di frutta secca.

Entra inoltre nella composizione di nove D.O.C. siciliane:

- Alcamo Bianco 85-100%
- Contea di Sclafani 85-100%
- Contessa Entellina 85-100%
- Delia Nivolelli 85-100%
- Marsala in uvaggio Menfi 80-100%
- Sambuca di Sicilia 50-75%
- Santa Margherita Belice 85-100%
- Sciacca 85-100%.

Chiaradà del Merlo 2001 - Donnafugata
Ottimo vino bianco ad I.G.T. Sicilia, ottenuto da un blend di selezionatissime uve Inzolia e Chardonnay, con produzione per ettaro intorno ad ottanta quintali.

La particolare vendemmia notturna è effettuata tra fine Agosto e gli inizi di Settembre, con le uve a giusta maturazione, queste sono sofficemente pressate, la fermentazione del mosto avviene in piccoli pregiati caratelli di rovere francese, dove continua la sua evoluzione sino a primavera, svolgendo la fermentazione malolattica. Successivamente, per l'esaltazione del bouquet, è affinato per sei mesi in bottiglia, prima della commercializzazione.

Vino di classe, dalle splendide caratteristiche organolettiche, presenta colore giallo paglierino, il profumo è caratteristico dell'uvaggio, ampio, armonico, con accennate note vanigliate, al gusto risulta secco, sapido, elegante, di grande struttura, con leggeri sentori di legno tostato.

Forti Terre di Sicilia 2001 - Cantina Sociale di Trapani
Entusiasmante bianco ad I.G.T. Sicilia, ottenuto da un connubio tra selezionate uve autoctone Inzolia e Catarratto, con alloctone Chardonnay.

I vigneti sono dislocati nel comprensorio del comune di Trapani ed Erice; adottano sistemi di allevamento a cordone speronato e guyot, la loro densità d'impianto è di circa quattromila ceppi per ettaro con una produzione di 80 qli/ha.

La vendemmia manuale avviene quando l'uva raggiunge i parametri di maturazione stabiliti, la fermentazione si attua a temperatura controllata a 16/18°c per quindici giorni.

Questo vino successivamente, viene affinato circa sei mesi in bottiglia prima dell'immissione nel mercato.

Presenta colore paglierino intenso, al profumo risulta ampio ed avvolgente, ricco di profumi varietali.

Al gusto risulta di buona stoffa, pieno, fruttato con note vanigliate, con una gradevole persistenza aromatica e gustativa.

Il vitigno Grillo

Il Grillo è un vitigno a bacca bianca presente in Sicilia proveniente dalla Puglia, da dove sarebbe stato importato come vite di rimpiazzo per favorire la ricostruzione post fillosserica nella zona di Marsala e successivamente diffuso nelle altre province dell'isola.

L'uva Grillo è già largamente presente nel Trapanese attorno alla fine del 1800, conosciuta anche con il sinonimo Riddu, ed intorno al 1930 costituiva circa il 60% delle viti dell'isola.

Questa quota si ridusse progressivamente a circa 17.500 ettari negli anni '50, e la sua presenza è andata lentamente diminuendo fino a metà degli anni '90, oggi, conta poco più di 6.500 ettari e la maggiore zona di produzione è il lungomare tra Marsala e Trapani.

Presenta foglia media, pentagonale, pentalobata o quasi intera; grappolo medio, cilindrico o conico, a volte alato, spargolo o mediamente compatto; acino medio o grosso, di forma sferoidale; ha buccia leggermente pruinosa, consistente e spessa, trasparente, di colore giallo dorato con chiazze color ruggine; la polpa ha sapore dolce e semplice.

La produzione è buona e costante; i sistemi d'allevamento più idonei sono quelli a scarsa espansione con potatura corta o mista.

Sopporta abbastanza bene le alte temperature ed è mediamente resistente alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche.

Il Grillo ha la peculiarità di offrire il meglio di sé quando è allevato nel classico alberello, può raggiungere un alto tasso zuccherino (22/30%), poca acidità, assenza di acido malico, la vigoria è ottima, raggiunge piena maturazione tra la seconda metà di settembre e la fine dello stesso mese, storicamente usato come componente nel Marsala conferisce la giusta alcolicità del vino liquoroso.

Il grande interesse e la ricerca in campo enologico in questi ultimi anni di rinascita qualitativa della viticoltura siciliana, hanno rivalutato e valorizzato il Grillo per la produzione di vini bianchi secchi, utilizzandolo in purezza dona vini dall'aroma caratteristico che ricorda l'ortica, il pepe verde e il gelsomino.

In blend con altri vitigni autoctoni siciliani mostra la sua capacità di caratterizzare vini di corpo con una grande e particolare dote di profumi ed interessanti aromi citrini, possono risultare a volte vini terrosi, astringenti, sua caratteristica importante e reggere bene l´affinamento in botte.

Abbinamento ideale: pesce e crostacei fritti, pasta e risotto con crostacei e verdure, antipasti di pesce.

Elenco di tutte le D.O.C.G. e le D.O.C. dove è consentito l'utilizzo di questo vitigno:

Alcamo - 0-40% (Bianco), min. 85% (con menzione del vitigno)
Contea di Sclafani - 0-50%, min. 85% (con menzione del vitigno)
Contessa Entellina - 0-50%
Delia Nivolelli - 0-65% (Bianco), min. 85% (con menzione del vitigno)
Erice - 0-40% (Bianco), min. 85% (con menzione del vitigno)
Marsala - 0-100% (Marsala Oro)
Mamertino o Mamertino di Milazzo - 10-35% (Bianco), 20-100% (Grillo-Inzolia)
Monreale - min. 85% (con menzione del vitigno)
Sambuca di Sicilia - 0-50% (Passito)
Vini di pregio prodotti da uve Grillo in purezza:

Grillo Baglio Hopps 2003 (TP)
Grillo Di Giovanna 2004 (PA)
Grappoli di Grillo Marco de Bartoli 2003 (TP)
Grillo Kados Duca di Salaparuta 2003 (PA)
Grillo Parlante Fondo antico 2003 (TP)
Grillo Altavilla della Corte Firriato 2004 (TP)
Grillo Marcanza 2004 (TP)
Grillo Feudo Arancio 2004 (AG) Salgalaluna
Grillo Miceli 2004 (PA)
Grillo St. Barth Sicilia Igt 2003 Tenute Galfano(TP)
Tirsi Grillo Plaia 2003 Marsala DOC Sup. Riserva Targa 1840 1997 Florio (TP)
Marsala DOC Vergine Oro Baglio Florio 1990 Florio (TP)