Prodotti tipici

Il brigidino di Lamporecchio

Al brigidino è dedicata una sagra, che svolge durante l'annuale Fiera estiva di Lamporecchio che, non a caso, si chiama" Fiera d' Agosto e sagra del brigidino".

Un appuntamento annuale con il divertimento, la musica, i giochi, gli spettacoli e che costituisce la naturale evoluzione della più antica fiera – del bestiame – che era particolarmente significativa ed importante quando il paese si sosteneva essenzialmente, sotto il profilo economico, con le tradizionali attività del lavoro dei campi e dell'allevamento. 

Attualmente la fiera, che si svolge nella via centrale del paese il primo martedì di agosto ed il mercoledì successivo (con il cosidetto "fierino"), rappresenta una gioiosa coloratissima occasione di divertimento, mantenendo inalterata negli anni una forte capacità di "attrazione" anche nei confronti dei paesi vicini.

Il "brigidino" è l' emblema di Lamporecchio. Questo piccolo dolce croccante, questo "trastullo speciale", come venne definito dall’autorevole Artusi nel suo celebre volume "La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene" (1891), dalla forma, dal colore, e dal gusto estremamente tipici ed originali, è davvero l'elemento che contraddistingue questa cittadina, tanto che, se si sente parlare di Lamporecchio, immediatamente si pensa a quei particolari dolci: piccole e fragranti cialde dorate fatte essenzialmente di uova, zucchero, farina, ed anice. 

Sul loro nome "brigidini", sono state fatte varie ipotesi, ma sembra, in maniera abbastanza fondata, che esso derivi dalle "brigidine", ossia dalle monache di un convento locale, devote di Santa Brigida, grande santa svedese del XIV secolo, instancabile viaggiatrice, religiosissima pellegrina che venne diverse volte anche in Toscana.

Queste monache, tradizionalmente preposte alla preparazione delle ostie per le Comunioni, inventarono verso la metà del XVI secolo la ricetta di questi dolci che, non a caso, avevano la forma delle ostie visto che venivano fatti schiacciando la pasta fra apposite lastre di ferro arroventate, di forma circolare. Il successo di questi dolci di origine monastica fu ben presto davvero grande.

Piacquero molto e si diffusero un po' in tutta l'area pistoiese, trovando però in Lamporecchio il loro luogo d'elezione: "tutti i brigidini son di Lamporecchio" sentenzia appunto un vecchio detto toscano.

I brigidini erano un po' i dolci poveri, i "chicchi" umili ma "di sostanza" che andavano a deliziare, insieme ai torroni, alle collane di nocciole, ai croccanti o "duroni", agli ancor più mitici, leggendari "mangiaebevi" (popolarmente "mangiaebbei"), tutte le fiere, le sagre paesane e le feste patronali.

Venivano trasportati nei caratteristici corbelli che in un primo momento erano di vimini, ricoperti di carta cerata; poi i corbelli divennero di zinco, per permettere di mantenere i brigidini croccanti e profumati per un discreto periodo di tempo.

Oggi, per pro durre i brigidini ci sono macchine veloci e funzionali, che hanno sostituito le pesanti tenaglie metalliche anticamente usate per schiacciare e cuocere l'impasto.

Le tenaglie spesso avevano incisa nella parte interna delle piastre tutta una serie di motivi decorativi: girandole, soli, fiori stilizzati, che naturalmente rimanevano incisi sui brigidini cotti.

Da circa una quindicina di anni è stato costituito dai brigidinai un apposito "Consorzio del Brigidino di Lamporecchio" a tutela e valorizzazione del prodotto con il suo marchio di garanzia promuovendone la conoscenza e la diffusione sia in Italia che all'estero.