Prodotti tipici

La Mela Annurca della Campania

Per la particolare qualità organolettica dei suoi frutti la mela annurca è definita la "regina delle mele " e ha da sempre caratterizzato la melicoltura campana.

La sua raffigurazione nei dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano ed in particolare nella Casa dei Cervi, testimonia l'antichissimo legame dell'Annurca con la Campania felix.

La mela avrebbe origine dall'agro puteolano, come trasmesso dal "Naturalis Historia" di Plinio il Vecchio (Como 23 d.C. - Stabia 79 d.C.). Per la sua provenienza da Pozzuoli, definiti gli Inferi, Plinio il Vecchio la chiama "Mala Orcula" in quanto prodotta intorno all'Orco (appunto gli inferi).

Il prodotto

L'Annurca, anche nella variante "Rossa del Sud ", è famosa per la polpa croccante e compatta, gradevolmente acidula e succosa, aromatica e profumata, di buone qualità gustative. Il frutto si presenta del tipico colore rosso con epidermide liscia, cerosa, piuttosto rugginosa nella cavità peduncolare.

Uno degli elementi fondamentali che certamente caratterizzano questa coltura è l'arrossamento a terra delle mele nei cosiddetti "melai", un tempo coperti di strati di canapa detti "cannutoli" oggi sostituiti da altri materiali (aghi di pino, trucioli di legna, ecc.).

Dove trovarla

L'Annurca è coltivata in tutte le provincie campane anche se le aree più produttive e tradizionalmente legate alla sua produzione sono: Giugliano e Campi Flegrei nel napoletano; Maddalonese, Aversa, Teano e il Casertano , m entre le valli Caudina e Telesina in provincia di Benevento si caratterizzano per la presenza dell'Annurca tradizionale.

Con 90.000 tonnellate medie annue, l'Annurca rappresenta oltre il 50% della produzione regionale di mele e il 5% circa di quella nazionale. Le qualità di questa mela, fino ad oggi apprezzate particolarmente dai consumatori campani e laziali, stanno progressivamente conquistando sempre maggiori spazi anche nei mercati dell'Italia centro - settentrionale, grazie anche all'ingresso nei canali della grande distribuzione organizzata.

Come si presenta

La mela Annurca si presenta con delle peculiari caratteristiche estetiche ed organolettiche che contribuiscono fortemente a delinearne la tipicità. Il frutto è piccolo, con un peso medio di poco superiore ai 100 grammi.

La forma è appiattita o rotondeggiante con epidermide rosso-striata, mentre la cavità peduncolare presenta una caratteristica area rugginosa. La polpa è di un colore bianco, di consistenza compatta, dolce e succosa, piacevolmente acidula e fortemente aromatica.

La consistenza del frutto si mantiene quasi del tutto inalterata anche dopo mesi di conservazione. L’Annurca si presenta come un concentrato di vitamine B1, B2, PP, C, unitamente ad elementi minerali quali fosforo, ferro, manganese, zolfo e soprattutto potassio . Ad essa sono attribuite azioni positive a carico dell’apparato muscolare e nervoso, effetti antireum atici, diuretici e dissetanti, una certa azione ipocolesterolemica e antimicrobica intestinale .
Studi recenti hanno dimostrato, infatti, che la mela annurca è ricca di sostanze capaci di conferirle un elevato potere antiossidante . Per cui essa potrebbe avere un ruolo decisivo nella prevenzione del cancro. La ricchezza in fibra poi, la rende particolarmente adatta a ripulire le arterie dal colesterolo e quindi nella prevenzione delle malattie cardiovascolari .

La Festa in suo onore

Ogni anno, a fine ottobre/novembre ha luogo la sagra dedicata alla degustazione e vendita della Mela Annurca a Valle di Maddaloni.

Da vedere

I Ponti di Valle

I Ponti di Valle sono l'elemento più spettacolare dell' Acquedotto Carolino, chiamato così in onore di Carlo III di Borbone. Ideatore dell'opera fu l'architetto Luigi Vanvitelli che, incaricato della costruzione della Reggia di Caserta, da subito si pose il problema di reperire l'acqua necessaria ad animare le numerose fontane e cascate reali.

Gli "Archi", come amava definirli il Vanvitelli, nacquero dalla necessità di collegare il monte Longano, da dove proviene l'acqua delle fonti del Taburno, al monte Garzano, ultimo ostacolo prima di raggiungere Terra di Lavoro. La costruzione dell'opera iniziò nel 1753 e si concluse nel novembre del 1759, con la realizzazione di un ponte lungo 529m ed alto 56m (nel punto massimo).
L'opera fu realizzata in tufo grezzo e pietrisco, con rivestimento esterno in mattoni e pietra da taglio.
I Ponti sono costituiti da 90 archi, 19 nella parte inferiore, 28 nella parte mediana e 43 in quella superiore. A ridosso dell'ultima arcata fu realizzata una piccola strada larga 2,60m, pavimentata in basolame bianco. Ogni arco è collegato da un piccolo passaggio, creato per poter ispezionare le parti interne della struttura.

La Chiesa dell’Annunziata

Chiesa a tre navate, una centrale e 2 laterali, a loro volta suddivise in 3 cappelle per lato più due nel transetto destro e sinistro.
La copertura presenta una volta a botte nella navata centrale e volte a crociera nelle laterali. A destra dell'altare maggiore è collocato il coro ligneo decorato su entrambi i lati da 2 grifi. L'altare maggiore in marmo bianco e commesso si presenta in sfumature di giallo e di rosso; esso è decorato da 2 putti ai capi dell'altare e, lateralmente, è collocato su entrambi i lati lo stemma dell'A.G.P.(Ave Gratia Plena).
Sotto la volta è affrescata una scena dell'Annunciazione(1749) opera del pittore Giovanni Cosenza, operante in Campania alla metà del XVIII sec. All'esterno, caratteristico è il campanile che sormonta l'edificio; con la tipica "pera" di copertura, rivestita da piastrelle maiolicate policrome, una delle quali reca incisa la data 1757.

La sua creazione può essere datata intorno agli inizi del XVI sec. Tra il 1514 ed il 1521 il vescovo, nelle sue molte visite pastorali, descrive la chiesa come ben curata e menziona l'esistenza di un "hospitalis" ad essa immediatamente attiguo.
Tale opera sopravvive ancora oggi, anche se poco ha più a che vedere con il progetto originale poiché notevolmente rimaneggiato per le aggiunte e gli adattamenti dei locali di destinazione ospedaliera. Sembra che l'edificio fu costruito prima della chiesa omonima.

La Chiesa di S.Pietro Apostolo

Agli inizi del XII sec. troviamo già le prime notizie di un "Monasterium S.Petri de Valle", ma la sua fondazione è collocabile tra il X e XI sec. in località Votta.
Circa 2 secoli più tardi,il vescovo Giulio Santucci, dopo varie visite pastorali, ordina nel 1601 l'abbattimento dell'edificio perché in condizioni molto precarie e la costruzione di una nuova chiesa nell'abitato.

Tra vari arresti nella costruzione, causati dalla ritrosia dell'allora parroco don Cesare Porrino,anche perché impegnato ad assistere la popolazione colpita dalla peste, finalmente nel 1621 la chiesa viene inaugurata dal vescovo Ettore Diotallevi ed affidata a don Vespasiano Canelli, succeduto a don Porrino dopo la sua morte.

L'interno è tripartito in navata centrale e 2 laterali, la centrale è coperta da una volta a botte. Caratteristica è l'acquasantiera a valva di conchiglia realizzata in marmo rosso levanto e la Pila dell'acquasanta in pietra arenaria.La facciata si presenta molto semplificata dopo un restauro ottocentesco.

Essa è asimmetrica e conclusa da un timpano; è contrassegnata da un semplice portale d'ingresso ad arco a tutto sesto e da due aperture rettangolari. Il campanile , a base quadrata, si sviluppa in 3 ordini con aperture ad archi di diverse dimensioni nei vari livelli.