Prodotti tipici

L'olio toscano IGP

II caso dell’olio toscano rappresenta un significativo esempio dei problemi e delle difficoltà che si possono determinare nel riconoscimento di una denominazione di origine, i quali derivano dall’ampiezza dell’area potenzialmente interessata, dalla presenza al suo interno di aree con proprie spiccate specificità e dalla eterogeneità riscontrabile a livello di tipologie di impresa, di qualità e di immagine del prodotto, nonché di strategie di valorizzazione perseguite.

Il percorso per la richiesta di riconoscimento di una denominazione di origine per l’olio toscano ha avuto una forte accelerazione con l’approvazione della Legge Nazionale n. 169/92, che istituiva la denominazione di origine controllata nazionale per gli oli di oliva, e con il successivo Reg. 2081/92 che istituiva la DOP e la IGP.
L’operatore pubblico regionale ha sposato una visione della denominazione del tipo "market oriented”, supportato in questo dalla gran parte delle associazioni e dei frantoi sociali regionali.

Tale impostazione era motivata anche con la necessità di giungere con celerità alla protezione del nome "olio toscano”, tenuto conto della confusione presente sul mercato e dei frequenti comportamenti scorretti posti in essere da imprese di confezionamento e di commercializzazione. La tutela delle specificità territoriali era perseguibile con l’articolazione del territorio regionale in sottozone, e con la possibilità di indicare in etichetta le provenienze specifiche del prodotto.
La protezione del nome "toscano” ai sensi del Reg. CE 2081/92 è stata ottenuta nel 1998, ma con forti contrasti tra produttori olivicoli e loro associazioni, imprese di miscelazione e confezionamento, istituzioni pubbliche locali e Unione Europea.

I principali passaggi sono stati, schematicamente, i seguenti:
  • 1992-93: dopo un intenso dibattito su quale fosse il livello territoriale più opportuno per la richiesta di riconoscimento, la Giunta della Regione Toscana assume una delibera con cui esprime parere contrario a richieste di denominazioni locali, alcune delle quali erano già in corso di presentazione (Lucca, Chianti, ecc.). Viene avviata la procedura per il riconoscimento della Doc ai sensi della L. 169/92, con forti opposizioni da parte degli olivicoltori di alcune aree;
  • gennaio 1994: viene sospesa la procedura di riconoscimento della Doc nazionale per consentire di formalizzare la richiesta di DOP unica regionale secondo la procedura semplificata prevista dal Reg. 2081/92. Il disciplinare prevede tra l’altro otto "menzioni geografiche aggiuntive” relative a sotto-zone di produzione di particolare rinomanza che i produttori avranno la facoltà di indicare in etichetta.
  • 1996-1997: i Servizi della Commissione Unione Europea sollevano diverse opposizioni, sia di carattere procedurale che relative alla possibilità di utilizzare la procedura di registrazione semplificata, anche per le menzioni geografiche aggiuntive;
  • luglio 1997: lo Stato italiano riconosce all’olio toscano una Denominazione di Origine Controllata Nazionale di tipo transitorio, in applicazione del Reg. UE 535/97, la quale garantiva la protezione del nome geografico solamente sul territorio italiano e non sull’intero territorio comunitario, ma sulla base dello stesso disciplinare proposto per la DOP comunitaria. Partono le procedure di attuazione, con una significativa adesione di olivicoltori, e vengono scambiate le prime partite di olio toscano Doc;
  • novembre 1997: di IGP, preferendo non ricorrere alla Corte di Giustiziil Comitato UE di Regolamentazione delle Denominazioni di Origine (dopo avere acquisito per due volte il parere sfavorevole dell’apposito Comitato Tecnico-Scientifico) rifiuta la concessione della DOP all’olio toscano, adducendo - oltre ad alcuni vizi procedurali - la debolezza del legame tra prodotto e ambiente geografico e la scarsa uniformità degli extravergini prodotti nelle diverse zone della Toscana. Tale motivazione è stata da più parti criticata, tenuto conto anche della concessione di altre DOP "regionali” per oli quali l’Umbro o il Ligure, la cui situazione appare simile a quella toscana. Viene però prospettata dai competenti uffici della Commissione Europea la possibilità di riconoscimento di una IGP, la quale potrà avvenire in base allo stesso disciplinare presentato per la DOP. Il Comitato promotore della DOP toscana trasforma la richiesta di DOP in richiesta a europea.
  • dicembre 1997: la Doc nazionale viene annullata in via giudiziaria su iniziativa di un’associazione di produttori olivicoli. A seguito della confusione generatasi, alcune importanti catene di distribuzione nazionale sospendono la vendita dell’olio toscano confezionato a marchio proprio;
  • febbraio 1998: il Comitato UE di Regolamentazione approva la IGP "Olio Toscano” sulla base dello stesso disciplinare proposto per la DOP. È prevista la possibilità di indicare in etichetta le "menzioni geografìche aggiuntive” corrispondenti a specifiche sottozone; tutte le fasi del processo di produzione, compreso il confezionamento, dovranno essere svolte in Toscana. L’iscrizione nel Registro delle DOP/IGP è disposta con Reg. CE n. 644 del marzo 1998.
L’olio toscano gode senza dubbio di grande fama in Italia è ad oggi l’unico olio ad avere ottenuto la IGP, mentre tutte le altre richieste di protezione si sono concluse con l’ottenimento di una DOP.

La IGP "Toscana” fornisce comunque al consumatore le stesse garanzie circa l’origine sul prodotto di una DOP, ma essa potrebbe comportare una penalizzazione in termini di immagine sul mercato, tenuto conto che di per sé la IGP rappresenta un riconoscimento inferiore rispetto alla DOP (pur comportando gli stessi costi di gestione e di controllo); resta dunque da verifìcare l’eventuale incidenza sulle scelte del consumatore e soprattutto delle grandi imprese di confezionamento e di distribuzione, soprattutto a fronte della disponibilità di numerosi altri oli DOP dai costi di produzione molto più contenuti di quello toscano.

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