Prodotti tipici

La Mela nella Val di Non DOP

La coltivazione della mela nella Val di Non vanta secoli di storia e tradizione. Le testimonianze del suo forte legame con il territorio della valle trentina sono numerosissime e vanno dalla toponomastica, come si evince dalla radice etimologica di Malè e Malosco i cui nomi derivano dal latino Maletum, cioé «posto delle mele», ad autorevoli fonti storiche come la Carta di Regola di Cles del 1641, da opere artistiche risalenti ad epoche pre-rinascimentali alla nutrita produzione di forme poetiche dialettali dedicate alla mela e alla produzione frutticola della valle.

Alla produzione di mele di elevato pregio organolettico qualitativo concorre certamente il territorio, grazie alle sue peculiari caratteristiche fisico-chimiche (formazioni rocciose di matrice dolomitica, eccezionale dotazione in magnesio scambiabile) e al clima che varia dal temperato-oceanico al continentale-alpino, fortemente mitigato dalla particolare formazione tettonica a larga conca glaciale.

Oggi la vitalità produttiva dei melicoltori della valle e il costante impegno verso un miglioramento qualitativo del frutto, condotto nel rispetto dell’ambiente, hanno permesso alla mela della Val di Non di essere la prima mela italiana insignita del riconoscimento Dop .

La mela nònesa viene ufficialmente riconosciuta solo nel 1873 alla prima partecipazione all'esposizione mondiale di Vienna; il primo premio assoluto viene ottenuto in un'altra mostra pomologica a Vienna, ne1 1889.

Le qualità coltivate sono Rosa Gentile, Mantovano, Napoleone, Rosso Nobile, Renetta, Grigia Tirolese, Renetta Canada, altre Renette, Calvilla Bianco d'Inverno . A Cles viene costituita la prima società cooperativa di smercio cumulativo di frutta.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, la produzione della Valle di Non rappresenta l'86% sulla produzione totale di frutta del Trentino; prevalgono le mele, ma le pere raggiungono il 23%.

Si parla di prato-frutteto, nel senso che viene data maggiore importanza alla produzione foraggera: da 1 ha si ricavano 70 quintali di fieno e 50 di frutta.

Un salto di qualità si ha negli anni 1949-1950 con un aumento percentuale delle pere che rappresentano il 36% della produzione totale.

Le pere aumentano fino al 1960 e poi decrescono; l'anno di inversione della tendenza produttiva può essere considerato il 1967.

Da allora in poi Valle di Non significa soprattutto mele , con una qualificazione particolare legata alla tradizione e alla vocazione speciale di quest'area a tale coltura.

Sedici consorzi, che in valle raggruppano 5200 produttori per 3.000.000 di quintali di raccolto, pari a 300 miliardi circa di fatturato (annata 1999/2000), si riuniscono in un unico grande Consorzio per la valorizzazione delle mele della Valle di Non con un marchio comune: "Melinda".

Il livello qualitativo del prodotto della Valle di Non ha spinto i singoli consorzi ad un'azione comune di caratterizzazione (linee Golden e Renetta in particolare) partendo dal marchio 'Melinda', con strategie comuni di commercializzazione, di marketing, d'immagine.

L'impegno al miglioramento costante si traduce anche nel processo produttivo.

In una valle le cui condizioni generali d'ambiente permettono un minor impegno di fitofarmaci, i coltivatori sono concordi nel rinunciare alla gran parte dei prodotti di sintesi, benché autorizzati nei trattamenti, orientandosi verso una difesa di tipo integrato.

La sede del Consorzio è a Cles .

 
La zona di produzione

La zona di produzione della Dop della Mela Val di Non comprende l'intero territorio dei seguenti Comuni:

Andalo, Amblar, Bresimo, Brez, Cagnò, Caldes, Campodenno, Castelfondo, Cavareno, Cavedago, Cavizzana, Cis, Cles, Cloz, Commezzadura, Coredo, Croviana, Cunevo, Dambel, Denno, Dimaro, Don, Flavon, Fondo, Livo, Malè, Malosco, Mezzana, Monclassico, Nanno, Ossana, Peio, Pellizzano, Rabbi, Revò, Romallo, Romeno, Ronzone, Ruffrè, Rumo, Sanzeno, Sarnonico, Sfruz, Smarano, Spormaggiore, Sporminore, Taio, Tassullo, Terres, Terzolas, Ton, Tres, Tuenno, Vermiglio, Vervò.

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