Prodotti tipici

L'arancia rossa di Sicilia IGP

Si parla di Sicilia e non possono non venire alla mente le belle arance che rappresentano un elemento di distinzione e indicazione di quest’area.

Di sana…pianta

Tanto tempo fa al centro del Mediterraneo esistevano pesci in gran numero e mostri marini che difendevano il proprio territorio.

Molti vulcani delle terre limitrofe eruttavano di continuo uno dietro l’altro. Se l’acqua non era un mondo sicuro la terra non lo era certamente di più. Un pezzo dell’attuale Italia si staccò e si crearono due isole.

In una di queste, più vicina al centro del Mediterraneo trovarono riparo due mostri marini.

L’uomo, che lentamente arrivò ad abitare quei luoghi dette loro nome di Scilla e Cariddi.

Uno dei vulcani della primitiva terra ferma si trovava ora al limite tra quella e l’isola vicina: l’isola di Scilla. Questo vulcano cominciò ad eruttare come non aveva mai fatto prima, la terrà cominciò a tremare senza posa.

La lava che fuoriuscì coprì le tane dei due mostri uccidendoli per stento.

Alcuni millenni dopo, quando il tremore era cessato e la vita si fece più facile cominciarono a crescere le prime forme di vita intorno al vulcano chiamato Etna e sopra i monti di lava e terra che coprivano la tana di Scilla.

I primi fiori di quell’area erano bianchi e profumati, attaccati a degli alberi con dei bei frutti ora di colore dell’oro, ora di color rosso.

L’uomo ne assaggiò uno, succoso, tenero, con succo color rosso tenue o rosso vivo e presto quel frutto fu eletto a loro alimento principe.

Così l’arancia, divenne di diritto il frutto per eccellenza dell’isola di Scilla… o Sicilia .

Come si può dedurre da questo racconto, frutto della fantasia, nessun prodotto più della coltura delle arance ha reso famosa l’agricoltura della Sicilia. Una produzione che è entrata in modo radicale a far parte della tradizione dell’isola e a cui sono dedicate numerose feste e ricorrenze.

Gli aranceti in ogni stagione sono sempre uno spettacolo della natura, caratterizzati da uno splendido fogliame di un colore verde intenso, si trasformano, al fiorire delle zagare, in un’esplosione bianca di profumo, prima di lasciare il posto agli splendidi frutti, che come dice un vecchio detto popolare "prima si mangiano con gli occhi e poi con la bocca".

Di origine cinese, l’arancia era già presente nel bacino del mediterraneo fin da tempi lontani, non tanto per scopi alimentari ma quanto per scopi ornamentali e religiosi. Solo a partire dal XVIII secolo, con l’arrivo degli arabi nel meridione d’Italia, furono scoperte le qualità nutrizionali di questo prodotto e così il consumo di arance si diffuse anche a livello popolare.

In Sicilia, con il passare dei secoli si caratterizzarono delle tipologie d’arance peculiari e riscontrabili solo nell’isola, in particolare una su tutte si distinse per le sue ottime proprietà organolettiche: l’Arancia Rossa di Sicilia.

Le sue origini non sono ben chiare, per certo si sa che il gesuita Ferrari (1646), nell’opera Hesperides (la monografia più informata sugli agrumi dei tempi antichi), non fa nessun riferimento all'arancio a frutto internamente rosso. Si deve supporre, quindi, che le varietà con tale pigmentazione si siano differenziate o siano state importate in Italia in epoca più tarda.

I primi trattati sulle arance pigmentate si ritrovano a partire dal 1914 anno in cui, la Reale Stazione Sperimentale di Agrumicoltura e Frutticoltura, pubblicava nei suoi Annali uno studio del dott. Francesco Cocuzza Tornello dal titolo "La varietà di arancio sanguigno nel territorio di Caltagirone".

Il contributo storico più importante si ritrova in un articolo del n. 3 del mese di Marzo del 1933 del mensile "L'Italia Agricola", dove il dott. Dario Guzzini elenca e descrive "Gli aranci della Sicilia". Esso delinea una precisa e puntuale descrizione delle varietà di agrume pigmentate, commercializzate oramai da decenni in Sicilia con il nome di: il "Sanguinello", "Tarocco" e "Moro".

L’arancia rossa di Sicilia viene coltivata quasi unicamente nella zona orientale dell’isola e rappresenta un ottimo esempio del legame tra le caratteristiche del prodotto con quelle dell’ambiente, che caratterizzato da una natura vulcanica e un clima particolarissimo, con forti escursioni termiche e un’abbondante insolazione, determina nel frutto delle qualità riscontrabili solo se coltivato in queste zone.

Tutto ciò è stato determinante per l’assegnazione della indicazione geografica protetta, che ha permesso una svolta alla produzione di questo prodotto tipico siciliano.

Nell'area geografica interessata dall'IGP. (alcuni comuni delle province di Catania, Siracusa, Enna e Ragusa) possono essere coltivatele solo le tre grandi cultivar di cui oggi la produzione dispone: Tarocco, Moro e Sanguinello, pur rilevando una miriade di cloni derivanti da mutazioni delle varietà originarie.

Presente sul mercato da dicembre-ottobre a maggio-giugno, sono ottenute mediante mezzi di coltivazione e di raccolta tradizionali che prevedono il distacco a mano dei frutti con l'ausilio di forbicine, e una produzione massima unitaria è fissata in 300 q.li per ettaro.

Le varietà Tarocco e Sanguinello hanno delle caratteristiche simili, infatti presentano una forma obovata e globosa, un colore della buccia arancio con sfumature rosse e una polpa arancio con screziature rosse, mentre la varietà Moro si presenta con una forma globosa o ovoidale, un colore della buccia arancio con sfumature più intense su un lato del frutto e una polpa di colore rosso vinoso a maturazione avanzata.

L'elevato contenuto di vitamina C, di cui gli agrumi sono particolarmente ricchi, aiuta a prevenire influenza e raffreddore, favorisce l'assorbimento intestinale del ferro, interviene nel processo di deposizione del calcio e del fosforo nelle ossa e nei denti ed inoltre, insieme alle antocianine (i pigmenti responsabili del caratteristico colore rosso), ostacola le forme degenerative tumorali.

L'arancia contiene anche la vitamina A, utile per la vista e contro le infezioni e le vitamine del gruppo B che stimolano l'accrescimento e la digestione. Oltre che al classico consumo fresco, può essere utilizzata nella preparazione di succhi, marmellate, insalate, salse, liquori e canditi.

La buccia grattugiata è ottima per preparare salse e dolci. Largamente diffusa nell’antichità nell’area mediterranea, con impieghi per lo più ornamentali o religiosi, considerata per lungo tempo simbolo di ricchezza e di prestigio, l’arancia si diffonde a livello popolare nel nostro meridione solo a partire dal XVII secolo, con l’arrivo degli Arabi, conoscitori delle proprietà dissetanti e dietetiche di questo frutto.

Ma si deve probabilmente ad un missionario genovese di ritorno dalle isole Filippine, l’introduzione in Sicilia delle arance pigmentate, così come descritto dal gesuita Ferrari (1646) nell’opera Hesperides.

A partire dalla metà del secolo scorso, la coltivazione delle arance rosse ha via via assunto un ruolo sempre più importante nell’economia agricola siciliana, sia in termini di superfici investite che di produzioni ottenute.

Nello scorso anno sono state raccolte oltre un milione di quintali di arance pigmentate, circa il 60% della produzione regionale di arance.

L’arancia rossa di Sicilia, coltivata quasi esclusivamente nella parte orientale dell’isola, rappresenta poi un ottimo esempio dello stretto legame tra le caratteristiche del prodotto e l’ambiente: la natura vulcanica dei terreni, il clima particolarissimo di queste vallate, con forti escursioni termiche e abbondante insolazione anche nei mesi invernali, fanno di queste produzioni un esempio forse unico nello scenario frutticolo nazionale di elevata qualità e tipicità del prodotto strettamente legata al territorio.

Grazie a queste particolarità, l’Unione Europea ha accolto favorevolmente nel 1996 la domanda di tutela per le arance sicule pigmentate, conferendo l’Indicazione geografica protetta (Igp) all’Arancia rossa di Sicilia.

Quali varietà

Secondo il disciplinare di produzione dell’ "Arancia rossa di Sicilia" l’Igp è riservata a sole tre varietà – e relativi cloni - di arance pigmentate: in ordine di maturazione, Moro, Tarocco e Sanguinello.

Vediamo le caratteristiche principali:

  • Moro: Originatasi nell’ambito dell’agrumicoltura lentinese, questa vecchia cultivar riveste ancora un ruolo importante perché con essa si apre la campagna delle arance pigmentate. La maturazione inizia ai primi di dicembre, ma i frutti raggiungono le migliori caratteristiche organolettiche circa un mese dopo. La diffusione del Moro è avvenuta prevalentemente nelle aree arancicole delle provincie di Catania e Siracusa. I frutti sono di calibro medio con forma variabile fra la sferica e l’ovoidale; la buccia è di colore arancio con sfumature rosso vinose più intense su un lato del frutto; la polpa, priva di semi, è interamente colorata in rosso scuro vinoso, abbastanza acidula. Il colore del succo è sanguigno per la presenza di pigmenti (antociani) nella polpa e nella buccia. La resa in succo è elevata ed il sapore molto gradevole. Sono ammessi alla coltivazione i seguenti cloni: Moro comune, Moro di Lentini, Moro nucellare 58-8D-1.
  • Tarocco: Probabilmente mutazione gemmaria del comune Sanguinello scoperta in un agrumeto di Francofonte (Agrigento) tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. La maturazione dei frutti negli agrumeti in collina e ben esposti inizia verso la metà di dicembre e termina, nelle aree più tardive, verso i primi giorni di aprile. I frutti sono di grosso calibro con forma sferica tendente all’ovoidale per la presenza di un collare, o "muso", ben svipluppato nelle arance più caratteristiche, in relazione a fattori genetici (cloni) e ambientali; la buccia è di colore giallo-arancio, arrossato su oltre metà della superficie. La polpa, priva di semi, è giallo arancio, con pigmentazioni rossastre di una certa intensità, mediamente succosa e di sapore eccellente. Sono ammessi alla coltivazione i seguenti cloni: Tarocco cumone, Tarocco Galice, Tarocco gallo, Tarocco del muso, Tarocco nucellare 57-1E-1 e 61-1E-4, Tarocco Catania e Tarocco Scirè.
  • Sanguinello: Cultivar siciliana di origine sconosciuta, presente da lungo tempo nelle aree arancicole delle provincie di Catania e Siracusa. Insieme al Sanguinello moscato, rappresenta la più importante cultivar italiana di media stagione che, dopo Moro e Tarocco, prosegue e chiude la campagna delle arance pigmentate. La maturazione inizia in febbraio ma il grosso della raccolta avviene tra marzo e aprile. I frutti sono di calibro medio con forma oblunga o sferica; la buccia è di colore arancio intenso con sfumature rosse. La polpa, apirena o quasi, è di colore arancio con numerose screziature sanguigne, molto succosa e sapore eccellente in piena maturazione.

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