Territorio

La Strada dei sapori della Valtiberina

Et non pur quel che s’apre a noi di fore, le rive e i colli, di fioretti adorna, ma dentro dove già mai non s’aggiorna gravido fa di sé il terrestro humore, onde tal fructo et simile si colga: così costei, ch’è tra le donne un sole, in me movendo de’ begli occhi i rai crïa d’amor penseri, atti e parole; ma come ch’ella gli governi o volga, primavera per me pur non è mai.
(‘allusione al tartufo’ in Petrarca, F., "Il Canzoniere", IX son.)

Molti studiosi e letterati di ogni tempo hanno studiato e scritto sulla singolarità e sulla bellezza del territorio della Valtiberina Toscana, ma anche e soprattutto sul legame fra la popolazione, la sua condizione ed il territorio di appartenenza; si pensi solo a Leonardo Da Vinci, che incluse quest’area nella sua carta ai limiti della Valdichiana.

Fra i più recenti citiamo il Merton, che proprio intorno al comune di Monterchi ha svolto approfondite ricerche socio-antropologiche. Passando dalla realtà alla magia, ci pemettiamo di scivolare in quei segni favolistici che John Ronald Reuel Tolkien propone al nostro immaginario.

Se egli avesse conosciuto quest’area dove nasce e scorre il Tevere, racchiusa tra i Monti Rognosi, il Sasso di Simone e l’Alpe della Luna al confine con le Marche, l’Umbria e l’Appennino Casentinese e confinante con L’Emilia-Romagna, l’avrebbe certamente scelta come territorio a cui dare il nome di "Terra di Mezzo" nella sua opera monumentale "The Lord of the Rings" (trad. "Il Signore degli Anelli"). 

Infatti proprio di "Terra di Mezzo" si tratta: in mezzo all’Italia, in mezzo tra Mar Tirreno e Mar Adriatico, in mezzo ai confini montuosi tra la Toscana e le tre regioni sopra menzionate ma soprattutto in mezzo all’Arte Rinascimentale di Piero della Francesca e Michelangelo Buonarroti e ai sapori che qui si fondono e si contaminano l’un l’altro, definendo comunque geograficamente e culturalmente un’area ben definita e con una propria identità storica e sociale.

Il Territorio

La Valtiberina, infatti, racchiude fra le sue valli, le sue colline e le sue montagne un patrimonio ricchissimo da offrire al visitatore. Uno scrigno da scoprire e da ammirare, capace di soddisfare le più diverse esigenze di chi sceglie questo territorio per una vacanza. Un angolo nascosto di quell’Italia verde e silenziosa, ma al tempo stesso depositaria di tesori naturali, culturali e artistici sospesi fra passato e presente.

D’altronde questo territorio è un riuscitissimo mix di storia, natura e tradizioni popolari, frutto del succedersi di numerose etnie e culture che hanno lasciato la loro impronta nei sette comuni della valle: Anghiari, Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Monterchi , Pieve Santo Stefano, Sansepolcro e Sestino .

Vitali centri che conservano i tratti degli insediamenti etruschi e romani, e che espongono ancora orgogliosi la loro preziosa architettura medievale e rinascimentale. E che custodiscono gelosamente, oltre a pievi, abbazie e castelli sparsi per ogni dove, i capolavori di artisti quali Michelangelo Buonarroti e Piero della Francesca , sommi "maestri" d’arte nativi di queste contrade.

Fanno parte della Strada dei Sapori della Valtiberina Toscana i comuni di:

 
- Sansepolcro
- Badia Tedalda
- Sestino
- Monterchi

Qui il desiderio di spiritualità può essere ben soddisfatta dalla visita ai suggestivi eremi di Montecasale, Cerbaiolo, Casella, a quello vicinissimo de La Verna in Casentino .

L'Alta Valle del Tevere rappresenta infatti una specie di porta, tra Roma e l'Europa, che inizia a ricordare, ancor prima di avvicinarsi ad Assisi, come questi luoghi furono prediletti da San Francesco che qui ebbe tanti amici e qui contrasse il sigillo divino delle stimmate.

Tutta la Valle vanta una tradizione monastica ed abbaziale millenaria. Qui i luoghi sono spesso un invito alla riflessione ed alla scoperta di straordinari percorsi fuori dagli itinerari di massa: piccole cose, dove sia possibile toccare con mano i segni lasciati sulla pietra da ignoti artisti ed architetti, dove i marmi policromi lasciano spesso il posto ai sassi venuti dal fiume e dal monte, un salto indietro nel tempo in quell'Italia che, attraverso i gioielli del suo romanico, tornava a vedere la luce dopo il periodo dei secoli bui.

Molti erano i castelli che difendevano la Valtiberina e le sue valli laterali, lungo le principali direttrici che collegavano Arezzo con l'Adriatico. Gli esempi migliori sono conservati nei dintorni di Anghiari, lungo la piana del Sovara, la valle aretina detta Suaria per i suoi allevamenti di suini. In particolar modo si segnalano i fortilizi di Montauto, Galbino e Sorci , trasformati nel tempo in residenze signorili.

Il tutto racchiuso in un ambiente incontaminato a valle, lungo il lento ma solenne corso del Tevere, e più ad alta quota, lungo i sentieri appenninici ricchi di percorsi trekking.

L'istituzione di zone di ripopolamento faunistico e di aree protette permettono di assistere a rari scenari naturali, dove vivono liberamente cervi, mufloni, daini, caprioli, tassi, volpi.

Una splendida oasi per un grande numero di uccelli acquatici (dagli aironi ai cavaliere d'Italia) è invece già rappresentata dal lago di Montedoglio, al confine tra i Comuni di Anghiari, Caprese Michelangelo, Pieve Santo Stefano e Sansepolcro , per altro mèta di tanti amanti del windsurf.

La particolare conformazione del territorio ed i colori della sua vegetazione, esaltati attraverso le pitture di Piero della Francesca, hanno inoltre attirato in queste zone migliaia di visitatori.

Dai boschi lussureggianti di Germagnano e Montecasale (l'eremo fondato da San Francesco) nel Comune di Sansepolcro, ai castagni e faggi di Caprese Michelangelo, dalle praterie di Badia Tedalda e Sestino alle splendide colline di Anghiari, l'Alta Valle del Tevere offre, nella breve distanza di pochi chilometri, un'incomparabile varietà di paesaggi.

E, se è vero che manca il mare, è altrettanto vero che la Riviera Romagnola è a solo un'ora di auto.

Soggiornare in Valtiberina significa avere la possibilità di magnifiche escursioni a piedi o cavallo, lungo sentieri adeguatamente segnalati, pernottando nelle tante aziende agrituristiche operanti sul territorio.

Le varie riserve consentono la caccia soprattutto ai magnifici cinghiali che popolano i boschi, mentre i fiumi mantengono una qualità biologica ancora elevata che consente ai pescatori di trovare una variegata fauna ittica, trote comprese. Infine, i boschi altotiberini rappresentano una mèta fondamentale per tutti i cercatori di funghi e di tartufi.

Ad accompagnare il visitatore lungo un percorso alla scoperta della buona tavola e dei prodotti tipici dell'Alta valle del Tevere, è la Strada dei Sapori della Valtiberina Toscana.

Dove la storia, raccontata da una generazione all’altra, ripropone anche lontani segni magici. Basti pensare agli studi fatti in campo socio-antropologico da Vittorio Dini, docente nella cattedra di "Sociologia dei Processi Culturali Cognitivi e Normativi" dell’Università degli Studi di Siena ad Arezzo: fra questi, "Il Potere delle Antiche Madri".

Frutto di un paziente lavoro di raccolta "archeologica" ai margini del terreno della produzione colta, il libro è innanzitutto la documentata testimonianza di un’azione di salvataggio.

Sulla scorta di dati ottenuti tramite interviste dirette a varie tipologie di informatori, Dini ha ricostruito alcuni aspetti salienti dell’ideologia contadina della fecondità – concezione magica del parto, della lattazione, della morbilità puerperale e infantile – e sulla valenza di riti magico - religiosi legati alle fonti galattifere dell’area in questione. Da notare che la terza edizione è stata stampata dalla casa editrice Pontecorboli ed è stata vincitrice del Premio NONINO "Risit d’Aur" 1981.

Gastronomia e prodotti tipici

Istituita dalla Camera di Commercio di Arezzo e dalla Provincia di Arezzo, la Strada dei Sapori della Valtiberina Toscana propone al visitatore un itinerario attraverso i sette comuni della Valtiberina toscana e le sue specialità.

Partendo da Sestino e Badia Tedalda, la Strada dei Sapori, indicata da un'apposita cartografia e segnaletica, ci invita a fare tappa in questi due comuni all'estremo nord-est della Valtiberina.

Il latte è protagonista da sempre non solo in quest’area ma nel Mondo intero perché dà il giusto apporto calorico oltre che nell’infanzia anche nell’adolescenza, consumato puro o lavorato per produrre formaggio.

Secolare è la tradizione di produzione casearia di quest’area, se si pensa che già nei monasteri da Camaldoli, La Verna e nell’Abbazia di San Veriano se ne conoscevano i segreti.

I pascoli naturali non mancano e le varietà di erbe che vi crescono non servono solo per fare ottimo formaggio (pecorino, ricotta e raveggiolo) o come pascolo per gli allevamenti del Vitellone bianco dell'Appennino centrale, o chianina, che si estendono fino a Sestino intorno ai monumentali altipiani del Sasso di Simone e del vicino Simoncello.


Aziende di fama internazionale hanno riscontrato ricchezze naturali in quest’area: sono queste erbe, le spezie e i loro derivati, il prodotto cardine dell’industria erboristico-farmaceutica che prende il nome dalla località in cui ha sede: Aboca.

Oltre alle erbe, degna di nota è la coltivazione del grano; soprattutto nell’area biturgense esso viene trasformato da un’industria italiana tra le più rinomate nel prodotto culinario che per antonomasia è simbolo della cultura della tavola italiana nel mondo: la pasta.

Inoltre i fitti boschi di questa zona offrono al turista la possibilità di gustare prelibatissimi frutti di stagione: da Caprese Michelangelo, terra natìa di Michelangelo Buonarroti, provengono i pregiatissimi marroni di Caprese, in attesa di certificazione EU, dalla cui lavorazione si ottengono miele e farine, largamente impiegate, quest'ultime, nella preparazione di dolci, paste fatte in casa e torte salate.

Da segnalare sono anche il fungo Prugnolo (altro elemento magico che si presenta in radure e cresce sistematicamente nei cosiddetti "cerchi delle streghe"), che nasce soprattutto in un area particolare compresa fra Sestino e Pennabilli denominata MIRATOIO, e il tartufo …

Forse nella scia di quell’area marchigiana compresa fra Acqualagna e Sant’Angelo in Vado, l’Alta Valtiberina dà vita al tartufo, che rappresenta un prodotto di nicchia per la sua rarità, per il fatto di essere legato alle condizioni del suolo piuttosto che del clima; tutte caratteristiche che lo rendono oggetto di valutazioni di "borsa" come fosse (e del resto è) … oro.

Nella Valtiberina Toscana si trova anche la medievale Anghiari, che ancora conserva la sua origine storica e si fa teatro di eventi legati all’enogastronomia (nel mese di Ottobre ha luogo la fiera-mercato dell’artigianato e dell’enogastronomia che prende il nome di "Sapori d’Autunno").

Da ricordare come simbolo dell’area è anche la figura del carbonaio: carbone e lignite hanno avuto in passato un ruolo fondamentale in questa zona, come combustibili per scaldarsi ma soprattutto come merce di scambio.

Scendendo verso Anghiari impossibile non fare una sosta in uno degli antichi frantoi del borgo, dove ancora oggi le olive vengono lavorate in maniera artigianale. Il risultato è un olio dal sapore inconfondibile e dal gusto impareggiabile.

Campi di grano e produzione orticola sono le coltivazioni più diffuse a Sansepolcro, mentre a Monterchi impera il granturco, dalla cui farina si prepara il piatto più tipico e gustoso cucinato dalle massaie del paese: la polenta.

Un viaggio "da leccarsi i baffi" vi aspetta in Valtiberina, tra natura e aziende agrituristiche dove trovare prodotti tipici e piatti genuini.

Vuoi lasciare un commento?

Compila i campi per lasciare un commento. Il commento verrà pubblicato dopo l’approvazione del moderatore.