Territorio

Cavriglia

Procedendo lungo il corso dell’Arno, superato il centro di Terranuova Bracciolini si giunge inevitabilmente nella zona industriale che costeggia l’Autostrada del Sole, ma lasciata alle spalle anche quella ci si trova a un’estremità del ponte che divide le pendici del Pratomagno dal centro di San Giovanni Valdarno.

Più oltre, verso Figline Valdarno (FI), nella parte interna, un po’ in collina sorge il paese di Cavriglia, al limite tra le province di Arezzo e Firenze; non lontano da Cavriglia è anche il confine con la Provincia di Siena. Cavriglia è situata sulle pendici orientali delle colline del Chianti; il territorio è attraversato da numerosi borri e piccoli torrenti che si buttano in Arno, il più importante è il Cervia.

Il torrente parte da Badia a Coltibuono, attraversa Cavriglia per poi prendere il nome di "Vacchereccia" dopo aver attraversato il centro del paese e aver raccolto le acque di altri affluenti, infine dona la sua portata all’Arno.

La zona collinare ha sempre presentato condizioni antropiche migliori (ovvero di vivibilità e insediamento umano e attività di allevamento e agricole). Frequenti le colture di viti e olivi. Più in montagna si trovano frequenti boschi di latifoglie (castagni e querce) accompagnati da un fitto sottobosco.

La Storia

Dopo le riforme Napoleoniche del 1808 il centro di Cavriglia nel 1809 si costituisce Comune e rimane legato all’estrazione e trattamento della lignite per la sopravvivenza di chi vi abitava fino a tempi non troppo remoti. Ciò avveniva prevalentemente nel bacino arenario di Santa Barbara, che per quasi un secolo, ha alimentato un impianto per la produzione di energia elettrica. Insediamenti risalenti alla Preistoria sono stati documentati in varie località e in particolare a Sereto e Vallombrosetta, lungo la via Chiantigiana dove sono emerse tracce di un villaggio dell’età del ferro.

La presenza etrusca oltre che dai ritrovamenti bronzei di Sereto è attestata anche da un insediamento etrusco romano a Montaio e da una ricca toponomastica (esempio: Avane). In epoca romana il centro urbano ebbe un grande sviluppo; la stessa pieve di San Giovanni Battista occupa parte di un preesistente insediamento tardo romano. Altre testimonianze sono state rinvenute tra il borro di San Pancrazio, Casignano, Montedominici e San Martino in Pianfranzese.

Durante le invasioni barbariche si pensa che il centro di Cavriglia abbia subito un forte spopolamento con il conseguente ritiro della popolazione in zone più collinari come il colle del castello di Montaio. Qui era localizzato il centro del potere civile della zona e fino alla metà del XIII secolo rappresentava uno dei principali possedimenti dei conti Guidi. Dopo molti scontri (tra cui anche uno tra Guelfi e Ghibellini) che videro il Castello distrutto e poi ricostruito a fortezza del Contado fiorentino, nel 1200 Firenze stessa riorganizzò i territori in "Leghe".

In questa zona sorse la Lega d’Avane che agli inizi del XV secolo comprendeva i territori di: Meleto, capoluogo, Colle, Castelnuovo, Lucolena, Gaville, Piano (S.Martino), Torsoli e San Donato in Avane. La confederazione subì poi altre modifiche fino comporsi di soli quattro comuni alla fine del ‘400 e incorporare anche Montaio e Montegonzi alla fine del XVI secolo.

L’Arte

La Pieve di San Giovanni Battista a Cavriglia si pensa sia sorta su un precedente edificio di culto pagano (ritrovamento della statua del Dio Mithra di Selinunte a pochi metri dagli scavi verso la fine degli anni ’70) e testimonia la nuova religiosità pagana che con la cristiana o contro di essa era diffusa tra Franchi e Longobardi che allora occupavano il territorio Cavrigliese. L’edificio come nel XII secolo ha conservato la sua struttura a tre navate divise da sei archi poggianti su pilastri ma è stata rimaneggiata internamente nel XVIII secolo. All’interno sono conservate interessanti opere scultoree in ceramica di Benedetto Buglioli.

Il Museo della Pieve merita pure una visita ed è contiguo alla Pieve da cui appunto prende il nome. Nella piazza centrale di Cavriglia si trova il Teatro Comunale costruito nel 1900 ad opera dei minatori delle cave di lignite.

È stato restaurato e riaperto al pubblico nel ’97 e offre sempre ricchi programmi teatrali, musicali e cinematografici.

In località Canalone, degno di nota è anche il Roseto "Carla Fineschi" che può essere considerato uno fra i più importanti al mondo, un vero museo vivente esteso per 3 ha e vincolato come bene artistico; al suo interno vi sono 8.500 specie diverse di rose per un totale di ca. 12.000 esemplari.

La Pieve di San Pancrazio, perfettamente conservata è un esempio di arte romanica a navata unica con un transetto proiettato sul lato sinistro soltanto e dotata di 2 absidi.

Il presbiterio è molto rialzato e sovrasta una bella cripta con volte a crociera sorrette da colonnine dove è situato un raro esempio di fonte battesimale monolitico ad immersione, di forma ottagonale.

Una data riportata sull’architrave di una porta laterale riporta l’anno 1146 e può realisticamente essere la data di realizzazione dell’edificio.

La chiesetta di San Lorenzo a Casignano è un altro esempio di arte romanica degno di nota.

Nel vicino paese abbandonato di Castelnuovo d’Avane (oggi Dei Sabbioni), noto per la concentrazione di cave di lignite, il regista e attore Alessandro Benvenuti ha diretto e interpretato anni fa il suo commovente film: Ivo il Tardivo.


Sul fronte di una casa una lapide ricorda imperitura la memoria del pittore Andrea del Sarto, notizia non riscontrabile ufficialmente negli archivi storici dell’Arte.

Una sua opera: La Crocifissione è visitabile presso la chiesa di recente costruzione (1963) del centro di Santa Barbara, sviluppatosi parallelamente all’attività mineraria.

La Natura

Passando a realtà più recenti si ricorda di visitare il Parco Naturale di Cavriglia che ospita numerose specie animali alle quali confidenzialmente e affettuosamente è stato dato un nome (Priscilla è la femmina di Cinghiale che vi attende a guardia del Parco). Presso il lago di San Cipriano, di origine artificiale si possono praticare sport acquatici ed attività balneari in un ambiente accogliente.

Cavriglia compresa nella DOC "Pietraviva"

Da qualche giorno la Toscana dei vini prestigiosi ha annoverato una nuova DOC. Si tratta della DOC "Pietraviva", che comprende i territori di Cavriglia oltre ai comuni di Pergine Valdarno, Civitella Valdichiana, Bucine, Montevarchi e tutti situati nel Valdarno Aretino. 

Il nulla osta dal Comitato nazionale per la tutela delle denominazione d’origine dei vini (presso il Mipaf a Roma) è arrivato nei giorni scorsi all’unanimità, al termine di una lunga seduta che ha concluso una procedura avviata nel 1999. "Il progetto per il riconoscimento della Doc Pietraviva – sottolinea il direttore di AProViTo, Roberto Bruchi – è stato promosso e realizzato dall’Associazione, insieme ad un nutrito gruppo di produttori del Valdarno aretino e concertato con tutte le organizzazioni professionali agricole e le istituzioni locali.

Il prossimo passo sarà quello della costituzione del Consorzio di tutela, e l’avvio di una campagna di promozione dei nuovi vini, che saranno commercializzati con la denominazione Pietraviva a partire dal prossimo autunno".

La denominazione Pietraviva prende il nome dall’omonima frazione del Comune di Bucine (Ar), posta al centro di una zona a forte vocazione vitivinicola di qualità. La nuova Doc comprenderà diverse tipologie di vini sia bianchi sia rossi – che, nel rispetto delle regole dettate dal disciplinare, valorizzano sia i vitigni autoctoni come Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo e Malvasia Bianca, sia quelli internazionali, come Merlot, Caberrnet e Chardonnay. 

La realtà vitivinicola del Valdarno aretino è costituita prevalentemente da piccoli e medi produttori/imbottigliatori, e le aziende potenzialmente interessate ad avvalersi della nuova Doc Pietraviva sono svariate decine.

L'Enogastronomia:

Per quanto concerne le ricette locali Cavriglia risente tanto della tradizione fiorentina, senese che aretina, essendo posta, come si è visto, al confine fra le tre provincie.